Mese: settembre 2016

Il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Se siete amanti dell’archeologia e della storia degli antichi greci e romani, il Museo MANN è una tappa obbligatoria del vostro viaggio a Napoli, un incredibile contenitore di storie e narrazioni della Neapolis dalle origini.

Il Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN) è uno dei più importanti musei della città, e vanta uno tra i più ricchi patrimoni archeologici d’Italia, soprattutto per quanto riguarda la sua collezione di epoca romana. Fu costruito per volere di Carlo III di Borbone già intorno alla prima metà del 1700, erede per parte di madre (Elisabetta Farnese) di un’importante collezione composta da opere d’arte e reperti archeologici, divisa tra Napoli, Roma e Parma, Carlo avvia nel 1738, la costruzione della Villa Reale di Capodimonte, da destinare al “Museo Farnesiano”. Nello stesso anno dà inizio a quella che si rivelerà una fortunatissima campagna di scavo a Resina ad Ercolano, presso una delle residenze reali di villeggiatura: vengono così alla luce magnifiche statue di bronzo e marmo, numerose iscrizioni e una ricchissima decorazione scultorea della scena del teatro di Ercolano; dieci anni più tardi si dà avvio agli scavi di Pompei, e un anno dopo a quelli di Stabia, dove viene rinvenuto anche qui un elevato numero di reperti. Inizialmente il cospicuo materiale (mosaici, oggetti preziosi, armi, vetri e pitture) viene ospitato nelle sale della Villa Reale di Portici, costituendo il Museum Herculanense (1750) e rende Napoli una delle città più ricche di arte e archeologia, facendola anche diventare tappa obbligatoria del Grand Tour.

MANN
Supplizio di Dirce o Toro Farnese. Museo MANN. Foto di @AntonioManfredonio con licenza Creative Commons.

Tuttavia, la minaccia del Vesuvio a Portici e la lentezza con la quale proseguivano i lavori a Capodimonte, convinsero il successore di Carlo III, Ferdinando IV di Borbone, a riunire le collezioni di famiglia in un unico Museo, facendo cadere la sua scelta sul Palazzo degli Studi di Napoli (l’attuale museo).

Dopo aver superato anche le travagliate vicende politiche di quegli anni, nel 1816, Ferdinando IV di Borbone inaugura il Real museo Borbonico; in tale occasione viene realizzata da Antonio Canova una scultura rappresentante il re Ferdinando, e posta sullo scalone monumentale del Museo. Dopo l’unità d’Italia, il Museo diviene proprietà dello Stato e assume il nome di “Museo Archeologico Nazionale”.

Dal 2005 nella stazione Museo della linea metropolitana, posta sotto il livello del museo archeologico, è stata aperta la stazione Neapolis (accessibile gratuitamente), con la quale vengono mostrati i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi della metro ed entrati a far parte del patrimonio del MANN. All’interno della stazione, disegnata da Gae Aulenti, ci sono copie di opere custodite nel museo come l’Ercole Farnese, la copia della Testa di Cavallo donata da Lorenzo de Medici a Diomede Carafa e infine ci sono fotografie di Mimmo Jodice che accompagnano il passeggero nel corridoio di collegamento con la Linea 2.

Il Museo è composto da due piani, un piano terra (collezioni Farnese e pompeiane) e un primo piano (salone della meridiana, coll. Pompeiane, settori topografici), ai quali si aggiungono un piano ammezzato (collezioni Pompeiane- gabinetto segreto- mosaici, numismatica) e il seminterrato (collezione Egizia ed epigrafica). L’esposizione delle opere e la loro collocazione ha subito negli anni cambiamenti in base a criteri espositivi diversi. Tuttavia oggi, i criteri di allestimento favoriscono soprattutto il contesto e la provenienza originari degli oggetti esposti.

LA COLLEZIONE fARNESE

 Fu la più celebre delle collezioni romane di antichità. E’ una collezione di opere d’arte nata nel periodo rinascimentale su volontà di Alessandro Farnese. Essa è costituita prevalentemente da sculture rinvenute nel complesso romano delle Terme di Caracalla, come il il Toro Farnese; altre sculture provenienti dai palazzi e siti farnesiani a Roma, oggetti d’antiquariato, busti, gemme e altri reperti.

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Museo MANN. Foto di @AugustoDeLuca con licenza Creative Commons.
LE COLLEZIONI POMPEIANE

La raccolta di collezioni Pompeiane nasce sostanzialmente con gli scavi archeologici di Pompei avviati nel corso della prima metà del XVIII secolo, su volontà dell’allora re di Napoli Carlo di Borbone. La raccolta costituisce il nucleo principale della collezione Borbone ed include tutti i reperti rinvenuti negli scavi vesuviani: sculture, mosaici della Casa del Fauno di Pompei, armeria, affreschi, argenti, avori e ceramiche e altri reperti dal tempio di Iside e alcuni dei papiri rinvenuti ad Ercolano ed oggi alla biblioteca nazionale del palazzo reale. Fa parte di questa collezione del MANN anche Il Gabinetto Segreto (così chiamato dai Borbone) che mostra vari reperti a soggetto erotico o sessuale provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano o acquisiti in altro modo, tra gli esemplari più famosi è il gruppo marmoreo con Pan e capra, rinvenuto nella Villa dei Papiri di Ercolano. Completamente riallestita negli anni ’90, la collezione è stata definitivamente aperta al pubblico, dopo essere stata sottratta per lungo tempo alla vista del pubblico per i suoi contenuti scabrosi.

IL SALONE DELLA MERIDIANA

La costruzione del Salone della Meridiana al museo MANN fu iniziata negli anni 1612-1615 per volere del vicerè don Pedro Fernando de Castro e destinata ad ospitare gli studi e la libreria pubblica, fu ripresa da Carlo III, che voleva unire la biblioteca Farnesiana con quella pubblica. Alle gesta di Ferdinando IV e ad Alessandro Farnese, generale di Carlo V, sono dedicati gli affreschi e i quadri che ornano la volta e le pareti del salone. Nel 1783 avviene l’apertura ufficiale della biblioteca, ma la sala subisce un’ulteriore trasformazione tra il 1790 e il 1793, quando si pensò di installare, nell’ala nord-ovest, un osservatorio astronomico su proposta dell’astronomo Giuseppe Casella; il progetto fu tuttavia abbandonato, ma fu realizzata sul pavimento una meridiana lunga oltre 27 metri e tuttora in funzione, grazie al raggio di luce che a mezzogiorno penetra nell’ambiente da un foro praticato nell’angolo sud-occidentale.

La sezione Numismatica

Espone cronologicamente pezzi che vanno dal periodo della Magna Grecia fino alle monete battute nel regno delle Due Sicilie. La sezione comprende diverse collezioni tra le quali spiccano quella Borgia e quella Farnese, che costituiscono il nucleo principale. A queste si uniscono anche le collezioni monetali private, prima fra tutte quella Santangelo, acquisita dal museo di Napoli nel 1864.

Dal salone della Meridiana si accede alla sezione Topografica che vede in sequenza reperti relativi al periodo della Preistoria, Età Eneolitica e dell’ Età del Bronzo e del Ferro. Ci sono altri opere rinvenute da Cuma e Pithecusae ( Ischia).

LA COLLEZIONE EGIZIA

Il MANN dispone anche di una ricchissima collezione Egizia, seconda collezione per importanza dopo quella del museo egizio di Torino; prima e più antica, invece, in senso cronologico. La collezione raccoglie nuclei di collezioni di varia provenienza; solo un pezzo proviene dalla collezione Farnese: il Naoforo detto appunto “Farnese”, mentre il nucleo principale della raccolta è costituito dalla ricchissima collezione settecentesca del cardinale Stefano Borgia, che entrò in possesso grazie a dei missionari, di un immenso numero di oggetti dall’Egitto; poi acquistata nel 1815 da Ferdinando IV di Borbone. La più rilevante collezione tra quelle napoletane dopo la borgiana è la collezione di Giuseppe Picchianti, un viaggiatore di origine veneta che risalì la valle del Nilo fino a raggiungere il deserto nubiano. Qui raccolse una notevole quantità di materiali, provenienti probabilmente da sepolture: la sua raccolta comprende, infatti, mummie, sarcofagi e vasi canopi. Tornato in Italia ne vendette una parte al British Museum di Londra, mentre un’altra l’acquistò il museo di Napoli. Importante è anche la raccolta di documenti rinvenuti negli scavi delle città campane come Pompei, Ercolano, Stabia, Napoli, Sorrento, Benevento. Tra la serie di oggetti di cui è ricca la collezione ci sono amuleti, frammenti di obelischi, oggetti votivi, diversi steli arpocratee (lastre atte a proteggere magicamente il defunto dai pericoli cui poteva andare incontro nel suo viaggio verso l’oltretomba) e statuette in pietra o legno a forma di mummie, chiamate Ushabty.

la sezione epigrafica

Infine vi è la sezione Epigrafica che ospita una delle più importanti raccolte di iscrizioni del mondo greco-romano. Essa riunisce materiali di importanti collezioni, tra cui spiccano il nucleo Farnese, la raccolta Borgia, la raccolta di Francesco Daniele. Sono così riuniti documenti piuttosto rari, relativi ad aspetti della vita pubblica o privata difficilmente documentabili, come manifesti elettorali, archivi di banche, o annunci di giochi gladiatori.

MANN
Giardino Museo MANN. Foto di @AntonioManfredonio con licenza Creative Commons
ORARI DI APERTURA

Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.30. Chiusura settimanale il martedì.

Telefono: +39081 442 21 49

 

 

Around Naples: i Campi Flegrei

AROUND NAPLES:i campi flegrei

L’area vulcanica dei Campi Flegrei è una delle zone più affascinanti nei dintorni di Napoli sia a livello archeologico che paesaggistico. Pozzuoli, Baia, Bacoli e Cuma sono ogni anno prese d’assalto dai visitatori soprattutto per quanto riguarda la Solfatara, i Campi Flegrei e l’area vulcanica flegrea che comprende anche le isole di Procida, Ischia e Nisida. Qui si insediarono i greci ancor prima della nascita di Neapolis, la quale secondo la tradizione archeologica fu fondata proprio dagli abitanti di Cuma.

Campi Flegrei
Porto di Pozzuoli. Pic by @Hillman54 con licenza Creative Commons

POZZUOLI

Fondata dai greci nel lontano 520 a.C fu ribattezzata Puteoli all’arrivo dei Romani, oggi è una cittadina ricca di storia e natura, dove il mito delle popolazioni antiche riecheggia ancora tra le stradine del porto antico e dell’acropoli originaria. Nella zona del porto è possibile visitare il Tempio di Augusto di epoca romana e l’Anfiteatro di età flavia, questo separa il quartiere del centro storico da quello più moderno e residenziale ed è il terzo anfiteatro più grande del mondo.

Campi Flegrei
Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Pic by Allison Richards con licenza Creative Commons

Il quartiere più antico è suggestivo è il Rione Terra: l’antica acropoli; al porto invece troverete numerosi ristoranti e piccole taverne rustiche situate sul mare che offrono varietà culinarie della tradizione campana e naturalmente piatti a base di pesce.

Campi Flegrei
Il Rione Terra di Pozzuoli. Pic by @SignorDeFazio con licenza in Creative Commons

La Solfatara di Pozzuoli è un incredibile area vulcanica comprendente un cratere di lava ribollente, dal tipico odore di zolfo, che permane in tutta la zona puteolana . Essa consiste in una serie di fumarole, sorgenti di gas ed acqua minerale, getti di fango caldo e vapore acqueo dalle tante proprietà curative.

Campi Flegrei
Solfatara di Pozzuoli. Pic by @AmbraGalassi con licenza Creative Commons

Pozzuoli è rinomata anche per i tanti siti termali come le Stufe di Nerone, scavate nel tufo.

Biglietti Anfiteatro Flavio

Orari: 9.00-19.00 (aperti tutti i giorni tranne il martedi)

Prezzi: intero 4 euro

ridotto under 18 e studenti 2 euro

over 65 gratis

Biglietti Solfatara

Orari: da aprile ad ottobre tuti i giorni dalle 8.30 alle 19

Biglietti Rione Terra

Orari: da novembre a marzo 8.30- 16.30

Prezzi: intero 6 euro

ridotto studenti e gruppi 4 euro

bambini gratis

Trasporti

  • Metro Linea 2 fermata Pozzuoli
  • Ferrovia Cumana Linea Montesanto-Torregaveta, fermata Pozzuoli
  • Bus 129 ( da Piazza Vittoria), 152 ( da Piazza Garibaldi).

BAIA E BACOLI

Ricche di storie e di archeologia, le perle dei Campi Flegrei sono una testimonianza architettonica dell’epoca romana, i cui resti sono conservati nel Parco Archeologico Sommerso di Baia, un museo sott’acqua.

Anticamente i romani costruivano le più belle residenze di principi e regnati, come la Villa di Lucio Pisone, suocero di Cesare Augusto, adesso immersa nel fondale marino di Baia. Verso la Punta di Epitaffio è stata rinvenuta la sala dedicata all’imperatore Claudio con lussuose decorazioni e statue.

Campi Flegrei
Castello Aragonese di Baia. Pic by @Sallie con licenza Creative Commons

 

Sulla parte della collina invece, c’è il Parco Archeologico diviso in tre grandi settori: quello di Venere, che comprende le terme e il tempio, la zona centrale di Sosandra e quello di Mercurio.

I tre settori si alternano su grandi terrazze sul golfo di Pozzuoli, con un teatro, passeggiate lungo i giardini porticati ed infine il complesso termale di Mercurio dove è ancora visibile passare per poi arrivare al Tempio di Diana.

Il Castello Aragonese di Baia un tempo, residenza estiva di Nerone, oggi è sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Il lago Fusaro si trova nel comune di Bacoli, questo grande lago ospita su un isolotto collegato alla terraferma da un piccolo ponticello, il cosiddetto Casino Reale, un edificio settecentesco ideato da Carlo Vanvitelli e voluto da Ferdinando IV di Borbone.

Bacoli ha un litorale basso e sabbioso con numerosi stabilimenti balneari dove rinfrescarsi durante i mesi più caldi. Leggi la nostra guida di Napoli Balneare.

Campi Flegrei
Casina Vanvitelliana di Bacoli. Pic by @N I C O L A con licenza Creative Commons

Trasporti:

  • Bus Sepsa linea Napoli- Torregaveta- Monte di Procida- Baia, fermata Bacoli.

CUMA

Cuma à la più antica colonia greca in Italia attualmente conserva un fascino ineccepibile data la ricchezza di bellezze storico naturali. Un tempo è stata nodo di scambi commerciali tra l’Africa e l’Italia, ora è sede del Parco Archeologico di Cuma, il quale comprende la parte alta con l’Acropoli e la parte bassa con l’anfiteatro, il foro, la grotta della Sibilla e l’Arco Felice. Esempi di architettura greca sono il Tempio di Apollo e quello di Giove, ora sede di edifici religiosi cristiani.

Campi Flegrei
Antro della Sibilla di Cuma. Pic by @AnnaTaylor con licenza Creativa Commons

Secondo le legende, la città era considerata un luogo sacro per il popolo romano e soprattutto per l’aristocrazia . Luogo molto suggestivo è l’Antro della Sibilla cornice in cui secondo la legenda : la Sibilla rivelò ad Enea il suo futuro ovvero, come fondatore della città di Roma. La Sibilla Cumana era una sacerdotessa sacra del Dio Apollo nota nell’ antichità per le sue doti di rivelatrice del futuro.

Biglietti Parco Archeologico

Orari: tutti i giorni dalle 9.00 fino a mezz’ora prima del tramonto

Prezzi: intero 4 euro

ridotto under 18 e studenti 2 euro

over 65 gratis

Trasporti

  • Bus Sepsa linea Capo Miseno-Cuma, fermata Cuma.
  • Circumflegrea linea Montesanto – Torregaveta, fermata Cuma.
Campi Flegrei
Panorama dal Parco Archeologico di Cuma. Pic by @GianfrancoVitolo con licenza Creative Commons

 

Non perdere l’ultima puntata di Around Naples, la guida dedicata ai dintorni più belli di Napoli

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Visitare Napoli: Le Catacombe di San Gennaro

Visitare Napoli: Le catacombe di San Gennaro, le più grandi del sud italia

Catacombe di San Gennaro

La città di Napoli è un il risultato esemplare di come il susseguirsi e il fondersi di diverse epoche e culture danno vita a un qualcosa di unico nel suo genere. Napoli infatti, è una città fatta a strati ed è attraverso questi ultimi che si può conoscere la vera storia e essenza della città. La Napoli sotterranea ha da sempre dato un valore aggiunto alla città, perché la sua costante scoperta è caratterizzata da bellezze straordinarie e luoghi suggestivi.

In altre parole, se state passeggiando per i vicoli di Napoli, calpestando i “vasoli napoletani” (termine per intendere i basoli), pensate che qualche metro sotto i vostri piedi, ci possano essere un antico anfiteatro o antiche aree monumentali, come le cosiddette catacombe! Basta scendere qualche scalino per vivere questo mondo sottotterra.

Una delle testimonianze più forti di tutto ciò, infatti, è data dalle Catacombe di San Gennaro, una delle più grandi del Sud Italia, considerando che esse occupano una superficie di circa  5000 metri quadri su due livelli. La caratteristica di queste catacombe è data dall’ampiezza degli spazi, a differenza delle catacombe romane che invece presentano cunicoli molto stretti.

Storia

Esse risalgono al II secolo d.C dove c’erano 5 grossi ipogei, cioè 5 grandi spazi, fino a quando nel V secolo il vescovo di Napoli, Giovanni I, decise di distruggerli per ospitare le ossa di San Gennaro affinché i fedeli potessero pregare e venerare il patrono della città. Da quel momento quel luogo divenne meta di pellegrinaggio e desiderato luogo di sepoltura. Questo fu il motivo per cui il vescovo decise di distruggere gli ipogei per creare un unico e più ampio cimitero. Infatti, si contano circa 3000 sepolture. Il cimitero presenta diverse tipologie di sepoltura: fosse scavate nel calpestio  per i ceti più bassi, loculi a parete per un ceto medio e piccole stanze per i ceti più facoltosi, chiamate cubicola con all’interno un’altra tipologia sepolcrale chiamata arcosolio.

L’arcosolio più importante delle catacombe di Napoli è quello della famiglia Theotecus dove vi è un affresco molto particolare rappresentante la famiglia sepolta, la piccola Nonnosa di 2 anni con i suoi genitori. Esso è una sovrapposizione di strati di pittura realizzati forse alla morte di ognuno.

Le catacombe, diventate luogo di culto per i fedeli, assunsero una funzione e una struttura molto simile a quelle delle chiese, infatti essa prese il  nome di basilica adjecta, perché presentava una navata centrale come nelle comuni basiliche, con tante capelle laterali annesse, adiacenti ( da qui il termine adjecta) alla tomba di San Gennaro. I fedeli avevano anche a disposizione un cantaros, un’ acquasantiera, posta davanti ad una croce a svastica che un tempo era il simbolo del sole nascente circondata ai due lati dalle iniziali greche di Iesus Cristos e sotto dalla parola Nika ( in italiano Vincerà). L’iconografia sta a significare che Gesù Cristo, la luce, vincerà sulla morte. Era un chiaro messaggio di speranza dato a tutte le persone sepolte che credevano nella resurrezione.

Il livello inferiore rappresenta il cuore delle catacombe, dove un tempo erano sepolte le ossa del santo patrono. Le origini di San Gennaro sono incerte, visse tra il  272  e il 305 d.C  e molto probabilmente era il vescovo di Benevento. Cercò di convertire più pagani possibili al Cristianesimo e per questo motivo fu arrestato . La storia narra che San Gennaro doveva essere sbranato vivo dai leoni nell’anfiteatro flavio a Pozzuoli, ma al suo arrivo, i leoni si inginocchiarono e quindi la condanna fu rimandata fino a quando si decise di decapitarlo nel 305 d.C. La testa e il sangue furono portate subite a Napoli, mentre le ossa dopo essere state portate in un primo momento a Benevento, furono trafugate dal Vescovo Giovanni I e portate alle catacombe intorno al 813 d.C facendole diventare meta di pellegrinaggio. In seguito, le ossa fuorno riportate a Benevento, ad opera del principe Sicone I , nel santuario di Montevergine dove rimasero dimenticate per oltre due secoli. Oggi le ossa, invece, sono custodite al Duomo di Napoli dal 1497, grazie alle trattative dell’allora vescovo della città Pietro Carafa con i monaci del santuario. San Gennaro divenne santo patrono della città nel 472 d.C. Il popolo napoletano è molto legato alla figura del santo patrono, infatti i fedeli gli affidano la sorti della città. Essi per ben 3 volte l’anno  (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 maggio e il 16 dicembre) accorrono per assistere al cosiddetto “Miracolo di san Gennaro”, ovvero la liquefazione del sangue. Se ciò avviene è un buon auspicio per la città, al contrario se il sangue non si scioglie la città di Napoli sarà vittima di disgrazie e eventi fortemente negativi.

Le catacombe di San Gennaro sono arricchite anche da numerosi affreschi. Di notevole importanza è l’affresco della “Terza visione di Erma”del III secolo. L’affresco rappresenta la terza delle cinque visioni del profeta Erma ed in particolare raffigura 3 donne ( Fede, Speranza e Carità) che lavano in un fiume delle pietre. Le pietre in questo affresco rappresentano tutti coloro che avevano ricevuto il battesimo, e quindi credenti del Cristianesimo. Infatti, è l’unico affresco cristiano certo, in quanto gli altri non sono molto facilmente databili. durante il viaggio nelle catacombe, è facile trovare delle riproduzioni degli affreschi o delle opere presenti su lastre di metallo. Esse riproducono in rilievo le opere in modo da rendere accessibile l’esperienza-catacombe a tutti, anche a non vendenti o ipovedenti. Questo abbattimento delle barriere architettoniche è realizzato in gran parte dal gruppo SAAD (servizio di ateneo per le attività egli studenti con disabilità) dell’università suor Orsola Benincasa di Napoli e la cooperativa sociale Iron Angels che collabora ormai da anni con il team delle Catacombe di Napoli.

Continuando il percorso e raggiungendo il livello inferiore si arriva alla parte più antica delle catacombe e forse anche la più suggestiva. È molto ampia e regolarmente strutturata. Nasce tra il II e III secolo attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, nel IV secolo vengono scavate le tombe e solo nell’ VIII secolo vengono costruiti il Battistero, o vasca battesimale e il consignatorium, entrambi voluti dal vescovo Paolo II,  come rifugio per i fedeli durante le lotte iconoclaste. In quello spazio, all’epoca,  nella notte del Sabato santo, i fedeli adulti ricevevano tutti e tre i Sacramenti: il battesimo, la comunione e la cresima, partendo proprio dalla vasca battesimale.

Prima di raggiungere la Basilica paleocristiana di San Gennaro Extra Moenia, addentratevi nella navata centrale, ammirando gli affreschi presenti sulla parete destra.

Gioco di Luci

Inoltre, le catacombe di San Gennaro hanno un sistema di illuminazione a led realizzato nel 2009 che crea un gioco di luci ed ombre valorizzando l’ambiente e suggestionando lo spettatore. Un motivo in più per visitarle!

Il percorso termina con la visita della Basilica di San Gennaro Extra Moenia, una delle nove basiliche paleocristiane più antiche dedicate al Patrono. La Basilica fu costruita nel V secolo a ridosso delle catacombe. Nel corso degli anni, essa ha subito le forti influenze stilistiche delle dominazioni straniere,  ma la sua struttura caratteristica dell’era paleocristiana è rimasta; infatti, essa ha tre grandi navate ed un’abside semicircolare.  La basilica però, non ha avuto vita facile; ha subito svariate modifiche anche a livello funzionale, fu infatti, deposito per gli appestati, ospizio per i poveri, deposito dell’ospedale San Gennaro dei Poveri, fino alla totale chiusura per ben 41 anni per motivi burocratici. è stata riaperta al pubblico solo nel 2008, acquisendo un forte valore simbolico perché la basilica e le Catacombe sono diventate il principale punto di collegamento con il Rione Sanità, che gli fa da stupenda cornice. Infatti, dalla Basilica si può arrivare direttamente al Rione Sanità, raggiungendo anche le altre Catacombe (Catacombe di San Gaudioso – entrata valida con lo stesso ticket che ha una durata di 12 mesi). La basilica dunque rappresenta il simbolo della riappropriazione e del  recupero del quartiere Sanità che ritrova fiducia nelle proprie risorse.

Oggi, la basilica è diventata un vero e proprio punto di aggregazione; è sede di concerti, eventi e mostre ed è l’esempio lampante di come il recupero di un territorio parte dal basso. Basti pensare che tutto il lavoro è svolto dalla cooperativa La Paranza, nata proprio nel rione Sanità.

La visita ormai è giunta al termine, ma se avesse ancora voglia di conoscere e visitare altre Catacombe o addentrarvi nel Rione Sanità, sono previsti su prenotazione anche percorsi straordinari, visite serali, percorsi Lis.

È consigliabile indossare scarpe comode e portare un maglioncino anche nei periodi caldi: la temperatura nelle Catacombe varia tra i 15 e i 22°.

Orari di apertura Dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso ore 17:00)

domenica dalle 10:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 13:00)

INFO:   http://www.catacombedinapoli.it/it

tel/fax +39 081 744 37 14 info@catacombedinapoli.it

Indirizzo:  Catacombe di San Gennaro Via Capodimonte, 13, 80136 Napoli

 

Come arrivare    In Treno: fermata METRO 1 – FERMATA MUSEO. Proseguire in autobus.

In autobus: Fermata autobus n. 1246 – Museo Nazionale –  Linee 168, 178, C63, R4. Scendi alla fermata n. 3250 – Basilica Incoronata – Catacombe San Gennaro. Durata viaggio circa 15 minuti

In auto: Prendi la Tangenziale di Napoli, e poi prendi l’uscita n° 5 – Capodimonte.Svolta a destra in via Capodimonte.La Basilica è sulla destra, dopo 200 m. Se preferisci raggiungerci in auto, puoi lasciarla comodamente nel nostro parcheggio gratuito presso le Catacombe di San Gennaro.

Tickets : Adulti 8,00 €

Under 18/Over 65 5,00 €

Studenti universitari 5,00 €

Gruppi (min. 20 partecipanti) 5,00 €

Scuole 3,00 €

Under 6 Gratis

Diversamente abili Gratis

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Street Art Tour: Bosoletti a Napoli

 

 bosoletti a Napoli: in viaggio con la street art dell’artisa argentino

In attesa delle prossime puntate di Napoli Street Art by Travel Naples, arriva un tour monotematico dedicato ad uno degli artisti più famosi a livello internazionale.

Stiamo parlando di Francisco Bosoletti, street artist argentino giovanissimo che ha decorato molte facciate a Napoli negli ultimi anni con i suoi volti ricchi di poesia. Il nostro tour questa volta, partirà dalla stazione della metropolitana della Linea 1 di Materdei, tra le più belle e colorate d’Europa. Il quartiere di Materdei, situato tra la Collina del Vomero, Capodimonte ed il Rione Sanità, sta attraversando un periodo di rinascita culturale ed artistica grazie a molti interventi di arte urbana e alla riappropiazione di luoghi simbolo come l’ex manicomio cittadino ora Ex Opg Occupato Je So’ Pazz ed il Giardino Liberato di Materdei, entrambi diventati centri culturali.

Bosoletti a Napoli
Bosoletti a Materdei

Ed è proprio in spazi rinati e riqualificati dai cittadini stessi che troviamo numerose opere di street art di artisti come Diego Miedo, Blu e tanti altri, come abbiamo narrato nella scorsa puntata ambientata nello Scugnizzo Liberato di Montesanto. Luoghi considerati un tempo grigi e tormentati che ora invece sono diventati posti di speranze e sperimentazione culturale. Superando le alte mura dell’Ex Opg decorate da Blu, ci dirigeremo verso il Giardino Liberato di Materdei dove troviamo il volto gentile di una donna celebrato da Bosoletti, avvolta da tante foglie verdi brillanti. Nella stessa zona ovvero Salita San Raffaele troveremo Bosoletti a Napoli con la celebre Parthenope disegnata dall’artista argentino grazie ad una petizione popolare fortemente voluta dai cittadini del quartieri, i quali si sono autotassati per decorare la facciata di un palazzo con il volto della sirena tanto amata dai napoletani. Quasi 15 metri di bellezza e cura del dettaglio in cui il connubio tra la rappresentazione della donna e della natura tipica di Bosoletti, lascia turisti e semplici curiosi estasiati da tanta bellezza.

Bosoletti a Napoli
Parthenope di Bosoletti, Salita San Raffaele

Scendendo la strada l’artista ha lasciato anche altri piccoli tesori di arte urbana, sempre raffigurati con un volto femminile.

Per trovare invece un volto maschile nella poesia urbana di Bosoletti, ci rechiamo nel Rione Sanità proprio accanto alla Basilica di Santa Maria alla Sanità. Qui si estende l’enorme facciata del murales “Resi-Ti-Amo”, l’opera rappresenta due giovani innamorati che si sostengono a vicenda quasi come in una danza. Bosoletti ha avuto come fonte d’ispirazione la storia vera di due ragazzi del quartiere, i quali hanno combattuto e vinto una grave malattia amandosi. Il murales è stato finanziato da un’associazione della zone insieme alla Basilica di Santa Maria alla Sanità ed è il simbolo di una resistenza attiva sia culturale che artistica del quartiere.

Bosoletti a Napoli
“Resis-Ti-Amo” di Bosoletti al Rione Sanità

Ritornando al centro storico di Napoli, precisamente nella zona dei decumani troveremo altre piccole perle dell’artista argentino, come in via Purgatorio ad Arco ed in via Bellini (di fronte l’Accademia delle Belle Arti di Napoli), opere con volti dipinti con colori scuri ed occhi profondi.

Bosoletti a Napoli
Bosoletti in Via Bellini

La nostra puntata del tour di street art con Bosoletti a Napoli per ora termina qui e nell’attesa di un nuovo tour facciamo una bella sosta culinaria con una frittatina di pasta in via dei Tribunali!

Bosoletti a Napoli
Bosoletti in Via dei Tribunali.

Alla prossima!

Ti sei perso qualche puntata di Napoli Street Art? Clicca qui per rimediare!

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Eventi a Napoli del mese di Settembre

L’estate, ormai, è quasi volta al termine… ma per rendere piacevole il trauma post-vacanza, è nostra premura consigliarvi gli eventi a Napoli che potranno sicuramente allietarvi nel mese di settembre.

Dunque, cari turisti abbronzati, innanzitutto ricordiamo che il 4 settembre, come ogni prima domenica del mese, si terrà l’apertura gratuita di tutti i monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali statali d’Italia, voluta dal Mibact, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.eventi a napoli

Un altro originale evento da tenere in considerazione è VINBARCA, un’escursione in barca con tanto di degustazione eno-gastronomica, la quale si svolgerà domenica 4 settembre 2016; sarà di sicuro un’occasione unica per ammirare la bellezza di Napoli direttamente dal mare, degustando i migliori vini del Vesuvio, scoprendone le particolarità, narrando la storia di Parthenope e magari facendo un bel bagno di mezzanotte davanti al Castel dell’Ovo.

Info e Prenotazioni: tel 392 9971314

Una curiosa e interessante iniziativa si terrà venerdì 9 settembre 2016 alle ore 18:30 a Piazza Dante: stiamo parlando di “SCAMBIAMOCI UN LIBRO”, nata da un’idea di Librincircolo. Si svolgerà nel seguente modo: ogni libro da scambiare dovrà essere incartato come un regalo e la confezione dovrà ispirarsi ad un tema assegnato; quello di quest’anno è la scuola. Dopo aver incartato e confezionato il vostro libro, basterà recarsi venerdì 9 settembre 2016 alle ore 18:30 a Piazza Dante e scambiarlo con il vostro vicino seguendo le regole. Nulla di più facile!

Uno tra gli eventi a Napoli più atteso dai cittadini e con accesso completamento gratuito, si terrà dal 6 all’ 11 settembre dalle ore 18:00 alle 24:00: stiamo parlando dell’edizione 2016 del “NAPOLI PIZZA VILLAGE”, che prenderà vita nel tratto pedonale di via Caracciolo, nei pressi della Rotonda Diaz.

eventi a napoli
Un villaggio in cui musica, cabaret, animazione, laboratori, performance sportive e spettacolari, focalizzano l’attenzione sulla vera ed unica protagonista del festival: la pizza. Tradizione, cultura, sfide tra pizzaioli e tanto altro, gustando quello che può essere definito il piatto napoletano per eccellenza.

Dalla tradizione napoletana a quella orientale! Eh già, perchè dal 23 al 25 settembre 2016 torna l’atteso FESTIVAL DELL’ORIENTE 2016 alla Mostra d’Oltremare di Napoli.

Un intero weekend dedicato alla cultura, alle tradizioni, ai cibi e alle cerimonie tradizionali del Sol Levante. Tra i padiglioni più rappresentativi ci saranno quello delle Arti marziali, dello Yoga e della Cerimonia delle Lanterne volanti, tutti da non perdere.

Prezzo biglietto: 12€, ridotto 8€

Anche per il mese di settembre sarà possibile partecipare a “SOLFATARA SOTTO LE STELLE”, un affascinante tour guidato tra gli “Inferi” del vulcano Solfatara, tutti i sabati dopo il tramonto.

Queste particolari visite guidate serali, tra l’odore di zolfo e i vapori delle fumarole della Solfatara di Pozzuoli, daranno modo di trascorrere una diversa notte estiva al vulcano dei Campi Flegrei, che vi regalerà un’esperienza indimenticabile.

Le guide, inoltre, mostreranno un esperimento di “cucina geotermica” in cui alici, pescate in giornata nel Golfo di Napoli, verranno cotte direttamente nel vapore della fumarola a 160° e poi offerte ai visitatori assieme ad un bicchiere di buona Falanghina dei Campi Flegrei.

Ricordiamo che è disponibile anche un servizio di navetta su prenotazione dal centro di Napoli , nei pressi di Piazza Municipio, che arriva direttamente al Vulcano Solfatara di Pozzuoli.

Prezzi visite: adulti: € 15,00 | 5 a 12 anni: € 6,00 | 0 a 5 anni Gratis Auto: 3 Prenotazione obbligatoria (ore 10-13) tel.: 081 5262341

Il 24 settembre invece una visita guidata teatralizzata alla scoperta della storia di Ercolano, presso Villa Favorita Hotel & Events. Un aperitivo alla ricerca delle antiche storie che animavano la piccola cittadina alle falde del Vesuvio a cura dell’associazione Tells Italy.  

Posti limitati e prenotazioni entro il 15 settembre all’indirizzo mail: tellsitaly@gmail.com o al numero 3494424638.

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