Categoria: Cucina tradizionale napoletana

La pastiera napoletana

 

La pastiera napoletana

Pastiera napoletana
Foto di Alexa Petrocelli

Da dove viene la pastiera napoletana?

La leggenda narra che la sirena Partenope, uno dei simboli della città, dimorasse sulla spiaggia del golfo e che ogni primavera allietava il popolo con il suo canto. Un giorno la gente fu talmente rapita dalla sua voce soave che accorsero verso il mare portandole in dono farina, ricotta, uova , grano tenero, acqua di fior d’arancio, spezie e zucchero. La Sirena depose i doni al cospetto degli idei il quali mescolarono tutti gli ingredienti trasformandoli nella prima pastiera napoletana.

La pastiera è uno dei capi saldi della pasticceria napoletana , dolce tipico del periodo pasquale fatto di: pasta frolla e farcito da tutti gli ingredienti della leggenda, cotta lentamente in forno assume ha un colore dorato. Caratteristica della pastiera è il suo profumo dato dalla cannella, dai canditi, dalle scorze d’arancia dalla vaniglia e dall’ acqua di fior d’arancio.

La tradizione vuole che si preparino il giovedì santo o il venerdì santo, ma ormai è possibile gustare la pastiera tutto l’anno nelle migliori pasticcerie napoletane. Diversi sono gli aneddoti che coinvolgono questo tipico dolce napoletano uno di questi narra che la regina Maria Teresa D’asburgo – detta la regina che non sorride mai- dopo aver saggiato una fetta di pastiera scoppio in una fragorosa risata grazie al suo sapore.

È un bar come tanti ma la sua pastiera napoletana è decisamente un piccolo capolavoro. Il Leon D’Oro in via Foria offre ai suoi avventori pastiera a fette o intera, su ordinazione, solo nel periodo pasquale. Vale la pena approfittarne e assaggiarla.

Spesso la potrete trovare anche come dessert nei ristoranti ma se invece volete gustare questo tipico dolce napoletano davanti ad un caffè c’è la Pasticceria Moccia, in via San Pasquale una delle più importanti pasticcerie di Napoli situata a ridosso della Riviera di Chiaia.

Scopri gli altri dolci tipici napoletani nella nostra rubrica: Mangiare a Napoli!

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Christmas in Naples: i dolci natalizi napoletani

I dolci natalizi napoletani sono solo la ciliegina sulla torta dei tanti pranzi e cenoni delle feste. Scopriamo insieme quelli più famosi!

STRUFFOLI

dolci natalizi napoletani
Struffoli napoletani. Foto di @Catherinedana con licenza Creative Commons

Alt! Curiosità ad alto rischio diabete!

Tra i dolci tipici del Natale Partenopeo abbiamo gli struffoli: piccole palline di pasta fatte con uova, zucchero, farina ed aromi, il tutto decorato con miele, frutta candita, confettini colorati e zuccherini. Gli struffoli a Napoli si preparano per il cenone del 24 ma poi sono quelle pietanze che durano per tutto il periodo delle festività natalizie. La particolarità di questo dolce è l’aroma millefiori e la morbidezza di ogni pallina. In origine, il nome di questi dolci deriva dal greco “Strongoulos” che significa arrotondato data la loro forma da fare con le mani durante la preparazione. Gli struffoli sono immancabili sulle tavole natalizie partenopee e possono essere acquistati in numerose pasticcerie o anche panetterie in città. A Napoli si dice che ogni struffolo fatto in casa ha un sapore diverso rispetto agli altri ed un segreto che ogni cuoca partenopea non svelerà mai a nessuno. Quindi non chiedete mai ad una nonna qual’è l’ingrediente segreto della preparazione degli struffoli!

ROCCOCO’

Fermi tutti!!! Chi prepara i Roccocò per Natale?

Quando il profumo di mandorle dei roccocò si espande per tutti palazzi di Napoli, significa che manca pochissimo a Natale!

Ma che cosa sono i roccocò? Un nuovo stile architettonico? 😀 No ma sono dei biscotti natalizi molto croccanti il cui nome dal francese “rocaille” significa conchiglia per la loro forma rotondeggiante. L’origine di questi biscotti tipici risale addirittura al 1300 e la loro croccantezza è famosa in tutto il mondo. Solitamente si preparano la settimana prima della vigilia per poi durare per tutto il periodo natalizio, alcuni li amano più duri e proprio per questo come i cantuccini toscani possono essere ammorbiditi bagnandoli nel vino o nel marsala. Il livello di croccantezza dipende dalla preparazione e dal tempo di cottura in forno. Essendo un dolce tipico natalizio ma ormai diventato un simbolo della napoletaneità, può essere trovato in molte pasticcerie anche in periodi diversi dal Natale. Diffidate da quelli morbidi! Se non fanno crock non sono quelli veri napoletani!

dolci natalizi napoletani
Roccocò e mustaccioli. Foto di @Marilenav94 con licenza Creative Commons.

MUSTACCIOLI

Mustaccioli, mustacciuoli o mostaccioli. A Napoli sono dei biscotti di grandi dimensioni ricoperti di cioccolato fondente, al latte o bianco e sono d’obbligo su ogni tavola partenopea! Il loro ripieno è fatto con una pasta morbida al miele e frutta candita mentre fuori sono croccanti, solitamente hanno una forma romboidale ed insieme ai roccocò, struffoli e raffaioli costituiscono i dolci tipici della gastronomia partenopa di Natale. L’ingrediente segreto è proprio il mosto, da cui deriva anche il nome di questo biscotto. In una seconda legenda, i mostaccioli si chiamano così perchè la loro forma ricorda quella dei mustacchi, ovvero i lunghi baffi dei signori dell’alta artistocrazia del ‘700. Da generazioni i napoletani amano gustarli dopo il pranzo del 25 dicembre o del 1 gennaio e possono essere acquistati in quasi tutte le pasticcerie o panetterie della città. Quelli buoni restano intatti e morbidi per giorni.

RAFFAUOLI (RAFFAIOLI)

dolci natalizi napoletani
Raffaioli napoletani. Foto di @alaiagio con licenza Creative Commons.

Parliamo ancora di dolci natalizi napoletani tipici?

Ebbene sì! Per non lasciare nessuna tradizione a casa oggi ci dedicheremo ai raffauoli o raffaioli, dolci dalla forma ovale preparati con una base di pan di spagna e ricoperti di glassa bianca. essi possono essere farciti con ricotta, canditi, cioccolato, scorza di limone e pistacchi e provengono da un’antica ricetta di origine nordica e poi trasformata da cuochi napoletani. Esistono tre tipologie di raffauoli: quelli monacali o detti anche sorrentini; quelli con cassata (ovvero con l’aggiunta di ricotta nella farcitura) e quelli della ricetta classica. Solitamente i raffauoli sono serviti sulle tavole partenopee nei pranzi del 25 dicembre e del 1 gennaio.

Alto contenuto di zuccheri per questa ricetta!

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Pizza patrimonio Unesco

Cucina tradizionale napoletana

Pizza Patrimonio Unesco

Pizza Patrimonio Unesco: proteggiamo il Made in Italy

Pizza patrimonio Unesco

E’ ufficiale: l’Italia candida la pizza patrimonio Unesco.
Napoli: capoluogo della Campania, città del sole e del mare, dell’arte e della cultura, la città dei colori e delle persone vivaci, ma soprattutto la città della pizza. Sì, perché la vera pizza è napoletana, quella nata nel 1889 dal pizzaiolo Raffaele Esposito che per onorare la Regina Margherita di Savoia preparò, appunto, quella che diventò la pizza per eccellenza, la Margherita: pomodoro, mozzarella e basilico uniti in una combinazione perfetta di odori e sapori che ricordano i colori della bandiera italiana.

Dal quel momento in poi la pizza è diventata un peccato di gola per tutti, tanto da oltrepassare i confini locali e nazionali arrivando anche all’estero. È uno dei prodotti gastronomici “made in Italy” più conosciuti al mondo ed è proprio questo il motivo che ha spinto, nel marzo 2015, l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio con Oscar Farinetti (patron di Eataly), e Franco Manna (presidente di Rossopomodoro) a candidare la pizza patrimonio dell’Unesco, ed entrare dunque nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
La candidatura ha riscosso sin da subito un enorme successo, tanto da trovare innumerevoli adesioni alla petizione mondiale lanciata su Change.org, a sostegno della causa: l’arte della pizza come patrimonio Unesco.

La petizione parla di arte, questo perché saper creare da pochi e semplici ingredienti una prelibatezza amata da tutto il mondo non è così facile… ci sono regole e tecniche precise da seguire affinché si possa parlare di una vera pizza. “L’arte della pizza, che ben ci rappresenta nel mondo, è una conoscenza tradizionale e un bene immateriale che merita il riconoscimento da parte dell’Unesco”, questo è uno degli slogan della petizione. Il riconoscimento della #pizzaunesco porterebbe a salvaguardare il made in Italy e l’economia del nostro Paese.
I napoletani e gli italiani sono molto legati alle loro tradizioni, infatti, hanno sposato con molto orgoglio la causa. A quanto pare però, anche il resto del mondo ha riconosciuto la pizza come simbolo identitario dell’ Italia. 850mila circa in tutto le firme raccolte solo 100mila dal Giappone.
Dunque, se anche tu per pizza intendi solo quella napoletana, aderisci alla petizione e diffondi il “verbo” #pizzaUnesco.
Se non ne sei convinto, Napoli ti aspetta e ti darà la prova concreta che la pizza non è solo acqua e farina: è l’arte e l’amore che ci mettono i pizzaioli nel preparala, è tradizione, è cultura, è quindi un bene immateriale che va protetto e riconosciuto come patrimonio culturale dall’Unesco.
Travel Naples ti guida tra le migliori 10 pizzerie di Napoli.

 

Il babà napoletano

Il babà

dobro!

Il babà napoletano, pur essendo di origine polacca, è entrato a pieno titolo nella tradizione della pasticceria Napoletana nell’ 800. La storia narra che la nascita del babà sia dovuta a Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735. Il re polacco, amareggiato per i suoi insuccessi da regnante, era solito addolcire il suo stato d’animo con dolciumi. Infatti, si circondò di pasticcieri che ogni giorno dovevano adoperarsi per creare qualcosa di nuovo per lui. La loro fantasia però era scarsa, e quindi servivano al Re il solito “Kugelhupt”, un dolce tipico di quel territorio, fatto con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva. Stanislao, un giorno, rabbioso per l’ennesimo kugelhupt servitogli, scagliò il piatto sulla tavola in modo violento, questo toccò una bottiglia di Rhum, la quale si capovolse completamente sul dolce. Sotto gli occhi di tutti avvenne una metamorfosi: la pasta del dolce lievitò, il colore divenne ambrato e un profumo inebriante inondò la stanza. Il Re estasiato da questa trasformazione, volle assaggiare ciò che si era materializzato sotto i suoi occhi. Quella fu la giornata in cui nacque quello che noi Napoletani chiamamo Babà.

Il babà dalla Polonia arrivò a Napoli con i “monsù”, chef che prestavano servizio presso le più illustri famiglie napoletane. Fu grazie alla maestria e all’inventiva dei pasticcieri napoletani che, attraverso una lunga lievitazione dell’impasto, il babà divenne ancora più soffice e assunse la tipica forma a fungo. Da allora il babà napoletano è diventato uno dei dolci tipici.
Il tocco che rende unico il babà consiste nel bagnarlo nel rhum. Esistono molte golose varianti: ripieno con del cioccolato o della panna, con crema pasticcera, chantilly, fragole e amarene oppure al limoncello. Può essere a forma di un grosso ciambellone, o piccolo da gustare passeggiando per le vie della città!

A napoli lo si può gustare da Mery nella Galleria Umberto I, o da Tizzano al Corso Meridionale……da leccarsi i baffi!

Per la versione in inglese cliccare qui.

O’ per e o’muss

Napoli Street Food: O’ per e o’muss da gustare con sale e limone

o'per e o'muss
Napoli street food
trippa napoletana
trippa napoletana

E torna la nostra rubrica di Napoli Street Food con un una delizia tutta partenopea: O’ per e o’ muss.

O’per e o’muss”, letteralmente “il piede e il muso”, è uno tra i cibi da strada più apprezzato dai napoletani e non a caso racchiude in esso quelle caratteristiche che tale tipo di cibo deve avere: è di facile e veloce esecuzione, è pratico da mangiare anche passeggiando ed ha un costo contenuto, poiché realizzato con tutti i materiali di scarto e le interiora del maiale o del vitello come piedini, muso, stomaco, utero e retto; esso, infatti, appartiene alla tradizionale cucina povera partenopea poiché era consumato principalmente dal popolo, abituato a non buttare via nulla e ad utilizzare ogni parte dell’animale.

Per realizzare la pietanza, le frattaglie vengono prima accuratamente depilate, poi bollite, tagliate in pezzi secondo il proprio gusto o l’esigenza e una volta raffreddate vengono condite con sale e limone, o talvolta anche con peperoncino, lupini, olive e finocchi; alcuni preferiscono mangiare o’per e o’muss condito con della salsa di pomodoro e aromatizzato da spezie, anche se tale ricetta si discosta un po’ dalla tradizione napoletana, per avvicinarsi al tipo di condimento utilizzato in tutto il resto dell’Italia.
E’ un piatto diffuso in tutta la Campania e reperibile nelle macellerie, anche se è principalmente diffuso presso le postazioni ambulanti di cibo da strada, come banchetti o carretti motorizzati; una piccola curiosità: vicino ai banchetti più tradizionali che vendono tale cibo, potrete notare un corno di bue spesso appeso ai lati come decorazione… ebbene, altro non è che un utensile utilizzato per salare o’per e o’muss, poiché bucato all’estremità, anche se purtroppo oggi giorno è sempre meno utilizzato per dare spazio ad oggetti più moderni.

Il migliore in città: in qualunque posto del quartiere  Pignasecca, potrete gustare un buon “o’per e o’muss”… come cibo da strada, ovviamente!

Scopri come visitare il quartiere di Montesanto con la nostra guida del  Centro Antico

Pasta e Patate: origini e dove mangiarla a Napoli

un piatto povero ma gustoso: pasta e patate

pasta e patate
Pasta e Patate. Foto di @fabioingrosso con licenza Creative Commons

Un piatto della tradizione povera e popolare di Napoli, un piatto tipico ricco di sapori e storia partenopea.
La pasta e patate dei borghi napoletani è una delle ricette più antiche e conosciute dell’enogastronomia campana. Le sue origini risalgono al XVII secolo nel periodo storico del Regno delle due Sicilie, quando Napoli era una città povera da far diventare la capitale di un regno intero. Si può cucinare in casa molto velocemente ma noi di Travel Naples non possiamo non informarvi su dove mangiare pasta e patate a Napoli!

Tra i vicoli del centro storico, le massaie iniziarono a preparare e sperimentare piatti semplici e genuini ma fonti di grande energia. La pasta e patate originale veniva preparata per recupare gli avanzi degli alimenti in casa dei giorni precedenti, come ad esempio la scorza di parmigiano o i pomodori.
Questa delizia veniva ssolitamente gustata calda d’inverno ed è ottima anche per essere riscaldata il giorno dopo, proprio per questo le massaie utilizzavano un po’ di provola per creare una sorta di crema con le patate. Gli ingredienti prediletti sono le patate, pomodoro, sedano, carote, provola, cipolla ed olio ma esistono numerose varianti riadattate dai cuochi moderni. Oggi i napoletani amano mangiare un ottimo piatto di pasta e patate anche in primavera o in autunno, poichè cotta al forno è ancora più buona!

Ma dove mangiare pasta e patate a Napoli? Ecco tutti gli indirizzi utili!
Un piatto semplice ma di gran gusto che potrete assaggiare a Napoli nel ristorante Mimì alla Ferrovia e nella Trattoria Da Nennella.

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I piatti della cucina napoletana: la Pasta alla Genovese

pasta alla genovese
Pasta alla Genovese. Foto di @Tailor_food

Si scrive Pasta alla Genovese ma si legge antico piatto napoletano. Napoli? Perchè una portata della tradizione gastronomica partenopea dovrebbe chiamarsi come la città ligure?
Secondo la legenda, ci sono due diverse origini della genovese: una risale al periodo degli aragonesi a Napoli, in cui il porto era la zona principale della vita e del commercio partenopeo e ricco di taverne tenute da cuochi genovesi. In quel periodo, i traffici commerciali tra Genova e Napoli erano molto frequenti e le due culture si mescolavano a vicenda. I cuochi genovesi cucinavano un piatto molto particolare: ovvero un sugo a base di cipolla e carne intera, un pezzo chiamato “o tucc”. Da qui il nome “genovese” per l’origine dei cuochi del porto di Napoli.
La seconda origine invece, attribuisce l’idea della genovese ad uno dei migliori cuochi napoletani, di origini partenopee ma soprannominato “o’ genoves’”. Già nel 1839 nel libro di Ippolito Cavalcanti sulla cucina italiana, troviamo la ricetta della genovese napoletana.

Gli ingredienti quindi sono la carne, la cipolla ed il sugo preparato con sedano, olio e carote almeno un’oretta prima di far cuocere la pasta.
La genovese insieme al ragù è uno dei piatti tipici della domenica napoletana e ogni famiglia che si rispetti aggiunge o toglie qualche ingrediente per personalizzare la ricetta.
I migliori ristoranti dove mangiare la genovese a Napoli sono l’Hostaria La Mattonella e Il Giardino di Napoli.

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Le migliori 10 pizzerie di Napoli

Le  migliori 10 pizzerie di Napoli

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  • Pizzeria da Michele
  • Via Cesare Sersale 1-3
    Prezzo € €
    Tel. 081.5539204
    www.damichele.net
    Chiuso domenica (maggio e dicembre sempre aperto)
    La pizzeria più celebre di Napoli è senza alcun dubbio Michele: ambiente spartano e tavoli condivisi con estranei sono le caratteristiche principali di questa tempio della pizza. Ed è proprio la condivisione del pranzo con altre persone la particolarità di questa pizzeria, perchè permette di stare a tavola con turisti, viaggiatori di passaggio o semplici amanti della pizza. Michele sforna soltanto pizze margherite o marinare.
  • Pizzeria Starita a Materdei
    Via Materdei, 27
    Prezzo € €
    Tel. 081.5441485
    www.pizzeriastarita.it
    Chiuso domenica a pranzo e lunedì
    In qualsiasi strada di Napoli voi vi troviate, ci sarà sempre un cartello con le indicazioni stradali per Starita a Materdei, una delle pizzerie più celebri al mondo. Le pizze fritte sono quelle più gustose e degne di nota come la fantastica montanara o gli angioletti. Quest’ultimi sono una vera e propria specialità della casa, ovvero ritafli di pasta fritta che Starita ha proposto anche nella versione dolce con una cascata di cioccolata.
  • Pizzeria da Sorbillo

    Prezzo € €
    Via dei Tribunali 32-35
    Tel. 081.446643
    www.sorbillo.it
    Chiuso domenica
    In una delle tante pizzerie della storica via dei Tribunali, sorge anche la casa della pizza del pizzaiolo ormai più celebre della tv: Gino Sorbillo, il quale ha aperto diverse pizzerie anche in giro per l’Italia. La sua pizza è molto grande e l’impasto risulta essere molto leggero. Una pizza particolare è quella col nome di Donna Carolina, ovvero la nonna di Gino, una margherita al filetto con provola e pesto, una specialità della casa. Questa pizzeria presenta anche una sala a parte per gli intolleranti al glutine e pizze particolari per celiaci.
  • Pizzeria 50 kalò di Ciro salvo

    Piazza Sannazzaro 201/B
    Prezzo € € €
    tel:081 19204667
    www.50kalò.it
    Sempre aperti.
    Aperta recentemente nei pressi del lungomare di Napoli, la pizzeria 50 Kalò è figlia della tradizione pizzaiola dei fratelli Salvo, molto rinomati a Portici, nel vesuviano.
    Ambiente moderno e raffinato con pizze sia tradizionali che molto sperimentali. Prodotti di altissima qualità e specificati nel menù.
  • Pizzeria la Masardona

    Via Giulio Cesare Capaccio, 27
    Prezzo € €
    Fb
    tel.081.281057
    Sempre aperto
    La pizza fritta dell’antica pizzeria della Masardona è un’istituzione a Napoli: ottima quella bianca con i cigoli ma altrettanto buona la margherita fritta o con le scarole. La frittura della Masardona è leggera e non appesantisce, da provare anche la frittatina di pasta e panzarotti, specialità della casa. Durante il periodo pasquale, la pizzeria sforna anche tortani e casatielli, piatti tipici della cucina partenopea, fatti in casa.
  • Pizzeria Oliva concettina ai tre santi

    Prezzo € €
    Via Arena alla Sanita 7 bis
    Tel. 081.290037
    www.pizzeriaoliva.it
    Nello storico quartiere Sanità, sorge una delle pizzerie più piccole ma anche più antiche. Ciro Oliva ha soltanto 21 anni ma gestisce questa pizzeria apprezzata da tutti. In giorni affollati come il sabato o la domenica, i pizzaioli verranno in vostro soccorso con piccole chicce fritte come la montanara mignon nei momenti di attesa. Il ripieno fritto con soffritto di chianina è suna specialità proposta recentemente da questa pizzeria.
  • Pizzeria da Di Matteo

    Via dei Tribunale, 94
    Prezzo € €
    Tel.081.455262
    www.pizzeriadimatteo.it
    Chiuso domenica (maggio e novembre sempre aperto)
    Situato nel cuore del centro storico, Di Matteo insegue una tradizione pizzaiola da generazioni, adesso il figlio Salvatore porta avanti un impasto molto sottile e di breve lievitazione in modo da risultare molto leggera. La frittura è consigliatissima.
  • Pizzeria Pellone
    Prezzo € €
    Via Nazionale, 92
    tel. 081.5538614
    Chiuso domenica
    Tra le pizze più famose di Napoli, ricordiamo quella di Pellone, una di quelle più grandi e gustose, denominata proprio “pellonata”. I tre fratelli che gestiscono questa pizzeria sono celebri per sfornare pizze che strabordano dal piatto ma allo stesso tempo davvero leggere. Piatto speciale è il calzone fritto con la ricotta e i cicoli.
  • Pizzeria Trianon

    Via Pietro Colletta, 44/46
    Prezzo € €
    Tel 081 553 9426
    www.pizzeriatrianon.it
    Sempre aperti
    Fondata del 1930, è uno dei tempi della pizza più antichi e rinomati nel mondo. La pizza margherita del Trianon è un trionfo di sapori: prodotti Dop ed olio extravergine naturale di provenienza campana sono le caratteristiche principali di questa pizzeria, diventata ormai un luogo di ritrovo anche per gli artisti partenopei e non, data la vicinanza con vari teatri. La specialità della casa è la Pizza GranTrianon, otto gusti diversi per palati sopraffini.
  • Pizzeria la Notizia

    Via Caravaggio, 5-55
    Prezzo € € €
    Tel 081.7142155
    Via Caravaggio 94/aChiuso a pranzo e lunedì
    Questa pizzeria sorge nel quartiere collinare del Vomero e vanta una visita anche soltanto per i prodotti Dop utilizzati. Il proprietario arriverà subito al vostro tavolo per spiegarvi il gusto e le proprietà del morbido impasto che caratterizza la sua pizza.

La sfogliatella napoletana

La sfogliatella napoletana

Riccia o Frolla

Sfogliatella Napoletana
Sfogliatella Napoletana

Un  giorno di 400 anni fa ( nel 1600), nel convento di Santa Rosa  in costiera amalfitana tra Furore e Conca dei Marini, nacque uno dei dolci tipi della tradizione napoletana: la sfogliatella napoletana. La suora che si occupava della cucina si accorse che era avanzata della semola cotta nel latte e dato che era peccato buttarla via aggiunse frutta secca, zucchero e liquore a limone  creando  così un ripieno, dopo poi  preparò un cappuccio di pasta sfoglia ricopri il ripieno e la infornò. Il dolce subito riscosse  molto successo tra le suore del convento e tra gli abitanti del posto prendendo il nome proprio dal santo  a cui era dedicato il convento “ Santarosa”.

Dopo centocinquant’anni, finalmente , la santarosa arrivò a Napoli grazie ad un oste napoletano Pasquale Pintauro il quale,  entrato in possesso della ricetta segreta divenne un pasticciere e aprì una bottega a via Toledo. Così dopo una serie di cambiamenti  fatti da Pintauro  nacque la Sfogliatella. Due sono le varietà:  la frolla e la riccia,  una dalla forma rotonda e coperta da uno strato di pasta frolla, l’altra dalla forma triangolare proprio com’era in origine e ricoperta da uno strato di pasta sfoglia.

E’ possibile gustare  la sfogliatella napoletana in tutte le pasticcerie di Napoli e della Campania, ma le eccellenze non mancano mai come: la bottega di Pintauro che dal 1800 sforna sfogliatelle in via Toledo,  Scaturchio nella nel quartiere Pignasecca , mentre per i viaggiatori che arrivano alla stazione ci sono   Attanasio a vico Ferrovia che sforna sfogliatelle calde 12 ore al giorno emanando un profumo in tutto il quartiere  e Carraturo corso Garibaldi di fronte la stazione della circumvesuviana.

Un consiglio: ammaliati dal profumo della sfogliatella appena sfornata non l’addentate con fretta perché caratteristica vuole che il ripieno di ricotta è bollente.

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