Categoria: visitare Napoli

I Magazzini Fotografici di Napoli

UNA GALLERIA D’ARTE ED UN LABORATORIO CREATIVO: NASCONO I MAGAZZINI FOTOGRAFICI DI NAPOLI

Il centro storico di Napoli è il fulcro della bellezza e della storia partenopea e da qualche tempo è diventato anche la location dei Magazzini Fotografici, ovvero una galleria d’arte fotografica  situata nell’antico Palazzo Caracciolo D’Avellino.
Se siete a Napoli per il weekend o anche solo per una settimana, una tappa o un aperitivo in questa galleria è d’obbligo!
La galleria oltre ad ospitare mostre temporanee di fotografi ed artisti internazionali è anche un luogo dove si può assistere ad eventi o semplicemente poter bere un buon caffè, consultare libri, proporre idee ed incontrare persone.

magazzini fotografici

Magazzini Fotografici nasce da una idea di Yvonne De Rosa che dopo oltre un decennio di formazione ed esperienze a Londra, e’ tornata a Napoli per proseguire il suo percorso creativo . Il suo sogno era ricreare l’ atmosfera della vecchia Photographers’ Gallery di Londra, un luogo a lei molto caro, semplice e carico di carattere, nel centro storico di Napoli.

 

magazzini fotografici

Negli spazi da lei riconvertiti di un ex fabbrica di borse, il Borsettificio Ines, ora e’ situato Magazzini Fotografici, composto da 3 ampi ambienti comunicanti, ospita un bar con un ingresso espositivo dedicato al format ideato da Yvonne di #spazioFOTOcopia, una seconda sala che accoglie le mostre di esponenti del mondo della fotografia provenienti da tutto il mondo, una terza sala adibita a spazio di condivisione per proiezioni e bookshop per un totale di 200 m2

 

magazzini fotografici

Magazzini Fotografici e’ una APS (Associazione di Promozione Sociale con obbligo di tesseramento) ed ha come obiettivo la condivisione dell’arte della fotografia come occasione di scambio culturale e di arricchimento. Tra le altre attività di primaria importanza vengono effettuati sessioni di mentoring, letture portfolio e corsi di formazione nell’ambito fotografico di alto livello.
Magazzini Fotografici è dove la cena diventa artistica ed una semplice festa si trasforma in un party esclusivo.

INFO:
orari di apertura estivi: da mercoledi a sabato dalle 11:00 alle 19:00. Domenica 10:30-14:30
Costo ingresso: tesseramento per anno solare di 5€
Sito internet: www.magazzinifotografici.it
facebook: https://www.facebook.com/magazzinifotografici
Mail: info@magazzinifotografici.it
Cell: 3386403215
Indirizzo: Magazzini Fotografici San Giovanni in Porta, 32 – 80138, Napoli

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Il Museo Diocesano di Napoli

IL MUSEO DIOCESANO DI NAPOLI

 

Museo Diocesano

Il Museo Diocesano di Napoli si trova nel cuore antico della città: a due passi dal Duomo e da San Gregorio Armeno, ha sede nella chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova  e Donnaregina Vecchia ed è stato inaugurato nel 2007.  Le due chiese  appartenenti all’arcidiocesi e al comune di Napoli risalgono una al seicento e l’altra al trecento. All’interno della nuova chiesa il museo si struttura essenzialmente su due piani: quello terra ed il primo con il coro, mentre le sale sono suddivise in base al tema narrativo delle opere in mostra. Il piano terra è composto dalle cappelle laterali con presbiterio, la sacrestia e l’antisacrestia da cui si accede poi alla navata principale dove venivano svolti i rituali liturgici. Il primo piano invece, include il coro e tante altre sale che ospitano oggetti preziosi e dipinti importanti e finisce con le opere di misericordia.

Tra le sculture di rilievo da ammirare in questo museo ci sono due in bronzo di Giovanni Domenico Vinaccia su San Massimo e Santa Candida di Napoli. Mentre la chiesa Donnaregina Vecchia presenta all’interno della cappella Loffredo, il monumento funebre a Maria d’Ungheria, dal quale è possibile accedere al coro delle monache.
Di immenso valore sono i dipinti situati in entrambe le chiese del Museo Diocesano, opere di grandissimi artisti sia napoletani che italiani i quali durante gli anni hanno lasciato la loro firma tra le mura di queste antichissime chiese cittadini.

Tra i nomi illustri esposti abbiamo quelli di Luca Giordano, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Andrea Vaccaro, Tommaso De Vivo, Lorenzo de Caro, Domenico Antonio Vaccaro, Pietro Grasso, Paolo de Matteis e Giacomo del Po. Molti artisti provengono dalla scuola caravaggesca napoletana mentre altri hanno lasciato varie opere in giro per la città, successivamente portate all’interno del Museo Diocesano. Esso è un museo di arte sacra e contiene un numero di opere di stampo cristiano davvero considerevole.
Un vero e proprio viaggio nella storia della religione cristiana.

 

ORARI DI APERTURA:

 Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato: 9.30 — 16.30

Domenica: 9.30 — 14.00 

Chiuso il Martedì

Il prezzo del biglietto è di 8 euro.

Largo Donnaregina
80138 Napoli / Napoli

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Visitare Napoli: il Museo Nitsch

VISITARE NAPOLI: IL MUSEO NITSCH, IL MUSEO DELLE ARTI SPERIMENTALI

Museo Nitsch

Il Museo Hermann Nitsch si trova in Vico Lungo Pontecorvo, nei pressi di Piazza Dante ed è uno tra i più innovativi della città: è un luogo di sperimentazioni, ricerche e soprattutto un laboratorio di idee per le arti contemporane. Esso è gestito dalla Fondazione Morra in collaborazione con l’Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive ed è un vero e proprio museo sempre in aggiornamento. Il nome è dedicato all’artista viennese Hermann Nitsch che dal 1974 ad oggi si occupa insieme al curatore del museo di organizzare sia i contenuti che le sale espositive. Il nucleo fondamentale di questo interessante museo si basa sulla Collezione: ovvero una serie di installazioni di Nitsch in collaborazione con Giuseppe Morra, le quali sono organizzate ogni due anni; il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione ovvero il supporto visivo e testuale del museo e promuove sistematici discorsi sulle arti visive a partire dalla metà del XX secolo; la Biblioteca/Mediateca è la parte in cui vengono catalogati ed analizzati libri, testi, articoli, riveste, interviste, dibattiti e quanto altro sulle arti figurative e fornisce un archivio per la produzione artistica e scientifica; il Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente invece raccoglie i materiali video dagli anni 70 ad oggi e promuove il cinema indipendente sia internazionale che italiano; poi ci sono un’ Audioteca di Musica Contemporanea ed il Centro per le Arti Performative e Multimediali.

Il museo Nitsch nasce con l’esigenza di raccogliere tutte le informazioni riguardanti le arti figurative per essere in grado di poter sperimentare nuove connessioni tra le diverse tipologie di arte. Il visitatore in questo modo potrà diventare parte integrante del laboratorio in un luogo dove i linguaggi artistici sono tanti e sono tutti valorizzati al meglio. Durante l’anno il museo diventa anche il luogo ideale per numerosi eventi e perfomances artistiche.

 

Visita la zona di Montesanto con la nostra guida della street art!

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Visitare Napoli: Il Museo Civico Filangieri

visitare napoli: il museo civico filangieri

Il museo civico Gaetano Filangieri è un museo situato lungo Via Duomo ed ha sede nel Palazzo Como, costruito tra il 1464 ed il 1490 in stile rinascimentale fiorentino dal facoltoso mercante Angelo Como (o Cuomo) su disegno, forse, di Giuliano da Maiano. Il museo è stato realizzato e allestito grazie a Gaetano Filangieri, principe di Satriano che, nel 1881, propose al Consiglio comunale di Napoli di raccogliere tutte le sue varie e ricche collezioni d’arte negli spazi rimanenti del Palazzo Como, poiché in seguito ai lavori di risanamento che prevedevano l’allargamento di Via Duomo, il palazzo fu demolito e spostato 20 metri più indietro. Il Consiglio comunale accolse la proposta, così che nel 1883 cominciarono i lavori di rifacimento del Palazzo, interamente finanziati dal Principe che terminarono nel 1888. Il museo civico Filangieri aprì le sue porte l’8 novembre del 1888. Inizialmente, il museo esibiva le opere del principe collezionate per 20 anni, e fino a quel momento conservate in casa Filangieri. Il Filangieri catalogò queste opere, creando così un inventario patrimoniale e una guida del museo. Attraverso le opere catalogate, il museo fu inteso come uno strumento didattico, come “museo della città” e dunque di sviluppo per la città. Sfortunatamente, nel settembre 1943, durante il secondo conflitto mondiale una buona parte del materiale raccolto andò perso a causa di un incendio appiccato dalle truppe tedesche nel deposito di San Paolo di Belsito, dove c’erano le opere di maggior pregio del museo insieme ai documenti più preziosi dell’Archivio di Stato di Napoli. Nonostante ciò, le collezioni ripristinate, grazie al materiale conservato in altri depositi e a diverse donazioni, permisero la riapertura del museo al pubblico nel 1948.

museo civico filangieri

La collezione è molto eterogenea e vanta più di 3.000 oggetti, di varia provenienza, datazione e tipo di materiale. Ci sono esempi di arti applicate (maiolicheporcellane, avori, armi e armaturemedaglie), dipinti e sculture dal XVI al XIX secolopastori presepiali del XVIII e XIX secolo ed anche una biblioteca dotata di circa 30.000 volumi ed un archivio storico con documenti dal XIII al XIX secolo. La quadreria raccoglie molti dipinti di artisti del Seicento napoletano, tra cui Jusepe de RiberaLuca GiordanoAndrea VaccaroBattistello CaraccioloMattia Preti.

Il museo civico Filangieri ha anche una sede dislocata presso Villa Livia, al Parco Grifeo. La villa con tutti i suoi arredi, fu regalata al Museo nel 1960 dal dottor de Luca Montalto, marito di Livia Serra, duchessa di Cardinale e pronipote di Gaetano Filangieri, che diede il nome alla villa. Un raffinato edificio realizzato nel 1931 in stile liberty visibile ancora nell’aspetto esterno, mentre gli interni furono completamente rifatti negli anni ’50. Dal 1975 nella villa ha sede il Centro Internazionale di Studi Numismatici.

Dopo molti anni di chiusura al pubblico, nel luglio del 2013 è nata l’Associazione “Salviamo il Museo Filangieri ONLUS” che ha permesso la riapertura del museo, promuovendo, sostenendo il Museo e diffondendone la conoscenza attraverso varie attività, tra cui lezioni periodiche sulla storia dell’arte e delle arti applicate, sulla musica, sulla cultura napoletana; è inoltre sede di concerti, presentazioni di libri, mostre, aste di opere d’arte.

INFO

Indirizzo: Via Duomo 288, 80138 Napoli.

In autobus: la linea C55 ferma a pochi passi dal Museo

In Metropolitana: Le fermate della Metropolitana più vicine sono quelle di Piazza Cavour della Linea 2 e quella di Museo (Museo Nazionale a via Foria) o di Università (Piazza Bovio) della Linea 1

Telefono:081 203175

Orari di apertura: Da martedì a sabato: ore 10.00 – 16.00 . Domenica e lunedì: CHIUSO.

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Visitare Napoli: La Farmacia degli Incurabili

La Farmacia degli incurabili e’ Uno dei siti storici più nascosti della città di Napoli, un luogo in cui arte e scienza hanno trovato il giusto mix ed una bellissima collocazione. Se avete intenzione di visitare Napoli non potete perdere questo posto!

Il Farmacia degli Incurabili fa parte di un sito monumentale di Napoli che si trova nel centro storico. Dal 2010 una parte del complesso, inclusa la storica farmacia e la chiesa di Santa Maria del Popolo, fa parte del “museo delle arti sanitarie di Napoli“. Originariamente, il complesso comprendeva anche la chiesa di “Santa Maria Succurre Miseris dei Bianchi” e lo storico “ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili”. Col tempo ingloberà anche la chiesa di “Santa Maria delle Grazie Maggiore a Caponapoli” e l’omonimo chiostro, il complesso di “Santa Maria della Consolazione”, la chiesa di “Santa Maria di Gerusalemme” e il “chiostro delle Trentatré”. L’insieme di queste strutture è una forte testimonianza del Rinascimento napoletano.

 

farmacia degli incurabili

 

L’Ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, inizia la sua attività nel 1522 grazie alla nobildonna spagnola Maria Lorenza Longo che, dopo un pellegrinaggio al Santuario di Loreto, dal quale ritornò guarita da una grave forma di paralisi, decise di spendere tutti i suoi averi e tutta la sua vita nell’assistenza ai malati. Cominciò, cosi, a frequentare l’Ospedale di S. Giacomo, dei Fatebenefratelli (detto La Pace), dei Pellegrini ed in particolare l’Ospedale di S. Niccolò al molo per ben sette anni. Fu in quel periodo che pensò di organizzare un’opera di assistenza per i malati cosiddetti “incurabili”. Assisteva soprattutto malati affetti da apoplessie, epilessie, paralisi, asma, sputi di sangue, slogature, scottature e rogna. Tutto questo materiale clinico diede modo ai medici di gettare le fondamenta della “scuola medica napoletana”, nella quale lavoreranno illustri medici stranieri e italiani che sono stati anche santificati, per questo motivo l’ospedale è più conosciuto come “l’ospedale dei santi”. Ultimo medico ad essere santificato, in ordine di tempo fu San Giuseppe Moscati, direttore della Medicina nei primi anni del 1900.

L’edificio ha due porte di accesso, una a nord ed una a sud ed è situato su una piazza quasi rettangolare. Di grande effetto sono lo scalone sul lato orientale che conduce ai primi due piani, dove c’erano i corridoi degli uomini e delle donne. Sul lato meridionale un altro e ampio scalone segnala, invece, l’ingresso all’ex monastero delle Convertite (oggi museo delle arti sanitarie e di storia della Medicina). Dal cortile, che vanta di due fontane storiche e del “pozzo dei pazzi”, un pozzo dove venivano calate le persone in stato di agitazione per farle calmare, si accede alla barocca Farmacia Degli Incurabili, un autentico luogo dove scienza e arte si incontrano.

Probabilmente l’ interno della farmacia fu curato tra il 1747 ed il 1751 dall’ ingegner Bartolomeo Vecchione che si servì dell’esperienza delle più brave maestranze napoletane. Infatti, la falegnameria, gli stigli e il grande bancone usato come laboratorio sono di Agostino Fucito. Gli intagli dorati raffiguranti un utero di una vergine nella sala della controspezieria e un utero tagliato per un parto cesareo nella grande sala, sono opera del Di Fiore. Crescenzio Trinchese si occupò dei marmi e dell’urna, collocata in una nicchia, contenente la medicina per ogni male, la cosiddetta Teriaca o Triaca, un farmaco che ebbe una straordinaria diffusione nel Medioevo e nel Rinascimento poiché conteneva, tra i numerosi costituenti, oppio, carne e pelle di vipera. La richiesta, infatti, era così forte che fu assoggettata alle regole del Monopolio di Stato. La teriaca fu usata fino alla metà del XIX secolo.

Le maioliche furono decorate da Lorenzo Salandra e Donato Massa con scene bibliche e allegorie. Il pavimento attribuibile a Giuseppe Massa è in cotto ed impreziosito da cesti di frutta con una gran croce centrale, che mettono in evidenza i vivaci colori usati dal Massa, in abbinamento anche con le cromie dei vasi. Nella Grande Sale vi è l’opera di Matteo Bottigliero raffigurante Antonio Magiocco, il committente, giurista e governatore degli Incurabili che con un sorriso e una mano sembrino invitare il pubblico ad ammirare il gran salone. Infine a decorare il soffitto, vi è la tela del Bardellino rappresentante Macaone che cura Menelao ferito (1750),un tema descritto da Omero nell’Iliade. A terminare l’ambiente vi è il bronzo raffigurante Maria Lorenza Longo sull’elegante doppio scalone della farmacia.

L’istituzione della Farmacia cambiò la funzione d’uso dell’ospedale. Esso diventò un vero e proprio luogo di cura e non più un semplice ospizio che basava tutto sulla preghiera. Fu la forte volontà di investire in ricerca farmaceutica a realizzare l’ospedale moderno, secondo il quale le malattie vanno curate con farmaci e rimedi efficaci.

Indirizzo: Via Maria Longo, 50, 80138 Napoli.

In Treno: metro linea 1 e 2– stazione di Cavour ( museo). All’uscita attraversare di fronte, svoltare a sinistra e percorrere pochi metri prima di girare a destra, salire poi verso Via Maria Lorenza Longo.
In Autobus: Da Piazza Garibaldi prendere l’autobus n°201 e scendere alla fine di via Foria (direzione Museo Archeologico Nazionale) davanti la fermata della Metropolitana.

Orari: Dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30 ingresso libero con contributo volontario per il Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina. In questi stessi giorni e orari è possibile prenotare il percorso “Arte e Scienza” che si svolge il sabato. E’ indispensabile per accedere a tale percorso la prenotazione dalla quale sarà determinato l’orario. La prenotazione può avvenire telefonicamente al numero 081 440647 nei giorni ed orari succitati (dal lun al ven ore 9.30 – 13.30) o mediante form contatti sul sito web:

Specifichiamo che il percorso “Arte e Scienza” consente di ammirare alcuni siti del monumentale Ospedale degli Incurabili ed in particolare: il museo, la storica farmacia, e i chiostri. La visita è curata dall’associazione culturale “Il faro di Ippocrate”. E’ richiesto un contributo ai fini esclusivi di conservazione e restauro.
 Normalmente durante l’anno feriale non è possibile visitare la farmacia in settimana o in tutte le domeniche dell’anno, poiché le visite sono riservate al sabato fatta eccezione per aperture straordinarie sempre regolate da prenotazione.

Mese di AGOSTO: chiusura per ferie.

Per la sola visita del Museo gli orari di apertura sono dal Lunedì al Venerdì dalle 9.30 alle 13.30
Per visitare anche la Farmacia Storica, è obbligatoria la prenotazione telefonica oppure attraverso il form contatti.

Scopri la nostra guida di Insolita Napoli della stessa zona!

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Il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Se siete amanti dell’archeologia e della storia degli antichi greci e romani, il Museo MANN è una tappa obbligatoria del vostro viaggio a Napoli, un incredibile contenitore di storie e narrazioni della Neapolis dalle origini.

Il Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN) è uno dei più importanti musei della città, e vanta uno tra i più ricchi patrimoni archeologici d’Italia, soprattutto per quanto riguarda la sua collezione di epoca romana. Fu costruito per volere di Carlo III di Borbone già intorno alla prima metà del 1700, erede per parte di madre (Elisabetta Farnese) di un’importante collezione composta da opere d’arte e reperti archeologici, divisa tra Napoli, Roma e Parma, Carlo avvia nel 1738, la costruzione della Villa Reale di Capodimonte, da destinare al “Museo Farnesiano”. Nello stesso anno dà inizio a quella che si rivelerà una fortunatissima campagna di scavo a Resina ad Ercolano, presso una delle residenze reali di villeggiatura: vengono così alla luce magnifiche statue di bronzo e marmo, numerose iscrizioni e una ricchissima decorazione scultorea della scena del teatro di Ercolano; dieci anni più tardi si dà avvio agli scavi di Pompei, e un anno dopo a quelli di Stabia, dove viene rinvenuto anche qui un elevato numero di reperti. Inizialmente il cospicuo materiale (mosaici, oggetti preziosi, armi, vetri e pitture) viene ospitato nelle sale della Villa Reale di Portici, costituendo il Museum Herculanense (1750) e rende Napoli una delle città più ricche di arte e archeologia, facendola anche diventare tappa obbligatoria del Grand Tour.

MANN
Supplizio di Dirce o Toro Farnese. Museo MANN. Foto di @AntonioManfredonio con licenza Creative Commons.

Tuttavia, la minaccia del Vesuvio a Portici e la lentezza con la quale proseguivano i lavori a Capodimonte, convinsero il successore di Carlo III, Ferdinando IV di Borbone, a riunire le collezioni di famiglia in un unico Museo, facendo cadere la sua scelta sul Palazzo degli Studi di Napoli (l’attuale museo).

Dopo aver superato anche le travagliate vicende politiche di quegli anni, nel 1816, Ferdinando IV di Borbone inaugura il Real museo Borbonico; in tale occasione viene realizzata da Antonio Canova una scultura rappresentante il re Ferdinando, e posta sullo scalone monumentale del Museo. Dopo l’unità d’Italia, il Museo diviene proprietà dello Stato e assume il nome di “Museo Archeologico Nazionale”.

Dal 2005 nella stazione Museo della linea metropolitana, posta sotto il livello del museo archeologico, è stata aperta la stazione Neapolis (accessibile gratuitamente), con la quale vengono mostrati i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi della metro ed entrati a far parte del patrimonio del MANN. All’interno della stazione, disegnata da Gae Aulenti, ci sono copie di opere custodite nel museo come l’Ercole Farnese, la copia della Testa di Cavallo donata da Lorenzo de Medici a Diomede Carafa e infine ci sono fotografie di Mimmo Jodice che accompagnano il passeggero nel corridoio di collegamento con la Linea 2.

Il Museo è composto da due piani, un piano terra (collezioni Farnese e pompeiane) e un primo piano (salone della meridiana, coll. Pompeiane, settori topografici), ai quali si aggiungono un piano ammezzato (collezioni Pompeiane- gabinetto segreto- mosaici, numismatica) e il seminterrato (collezione Egizia ed epigrafica). L’esposizione delle opere e la loro collocazione ha subito negli anni cambiamenti in base a criteri espositivi diversi. Tuttavia oggi, i criteri di allestimento favoriscono soprattutto il contesto e la provenienza originari degli oggetti esposti.

LA COLLEZIONE fARNESE

 Fu la più celebre delle collezioni romane di antichità. E’ una collezione di opere d’arte nata nel periodo rinascimentale su volontà di Alessandro Farnese. Essa è costituita prevalentemente da sculture rinvenute nel complesso romano delle Terme di Caracalla, come il il Toro Farnese; altre sculture provenienti dai palazzi e siti farnesiani a Roma, oggetti d’antiquariato, busti, gemme e altri reperti.

MANN
Museo MANN. Foto di @AugustoDeLuca con licenza Creative Commons.
LE COLLEZIONI POMPEIANE

La raccolta di collezioni Pompeiane nasce sostanzialmente con gli scavi archeologici di Pompei avviati nel corso della prima metà del XVIII secolo, su volontà dell’allora re di Napoli Carlo di Borbone. La raccolta costituisce il nucleo principale della collezione Borbone ed include tutti i reperti rinvenuti negli scavi vesuviani: sculture, mosaici della Casa del Fauno di Pompei, armeria, affreschi, argenti, avori e ceramiche e altri reperti dal tempio di Iside e alcuni dei papiri rinvenuti ad Ercolano ed oggi alla biblioteca nazionale del palazzo reale. Fa parte di questa collezione del MANN anche Il Gabinetto Segreto (così chiamato dai Borbone) che mostra vari reperti a soggetto erotico o sessuale provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano o acquisiti in altro modo, tra gli esemplari più famosi è il gruppo marmoreo con Pan e capra, rinvenuto nella Villa dei Papiri di Ercolano. Completamente riallestita negli anni ’90, la collezione è stata definitivamente aperta al pubblico, dopo essere stata sottratta per lungo tempo alla vista del pubblico per i suoi contenuti scabrosi.

IL SALONE DELLA MERIDIANA

La costruzione del Salone della Meridiana al museo MANN fu iniziata negli anni 1612-1615 per volere del vicerè don Pedro Fernando de Castro e destinata ad ospitare gli studi e la libreria pubblica, fu ripresa da Carlo III, che voleva unire la biblioteca Farnesiana con quella pubblica. Alle gesta di Ferdinando IV e ad Alessandro Farnese, generale di Carlo V, sono dedicati gli affreschi e i quadri che ornano la volta e le pareti del salone. Nel 1783 avviene l’apertura ufficiale della biblioteca, ma la sala subisce un’ulteriore trasformazione tra il 1790 e il 1793, quando si pensò di installare, nell’ala nord-ovest, un osservatorio astronomico su proposta dell’astronomo Giuseppe Casella; il progetto fu tuttavia abbandonato, ma fu realizzata sul pavimento una meridiana lunga oltre 27 metri e tuttora in funzione, grazie al raggio di luce che a mezzogiorno penetra nell’ambiente da un foro praticato nell’angolo sud-occidentale.

La sezione Numismatica

Espone cronologicamente pezzi che vanno dal periodo della Magna Grecia fino alle monete battute nel regno delle Due Sicilie. La sezione comprende diverse collezioni tra le quali spiccano quella Borgia e quella Farnese, che costituiscono il nucleo principale. A queste si uniscono anche le collezioni monetali private, prima fra tutte quella Santangelo, acquisita dal museo di Napoli nel 1864.

Dal salone della Meridiana si accede alla sezione Topografica che vede in sequenza reperti relativi al periodo della Preistoria, Età Eneolitica e dell’ Età del Bronzo e del Ferro. Ci sono altri opere rinvenute da Cuma e Pithecusae ( Ischia).

LA COLLEZIONE EGIZIA

Il MANN dispone anche di una ricchissima collezione Egizia, seconda collezione per importanza dopo quella del museo egizio di Torino; prima e più antica, invece, in senso cronologico. La collezione raccoglie nuclei di collezioni di varia provenienza; solo un pezzo proviene dalla collezione Farnese: il Naoforo detto appunto “Farnese”, mentre il nucleo principale della raccolta è costituito dalla ricchissima collezione settecentesca del cardinale Stefano Borgia, che entrò in possesso grazie a dei missionari, di un immenso numero di oggetti dall’Egitto; poi acquistata nel 1815 da Ferdinando IV di Borbone. La più rilevante collezione tra quelle napoletane dopo la borgiana è la collezione di Giuseppe Picchianti, un viaggiatore di origine veneta che risalì la valle del Nilo fino a raggiungere il deserto nubiano. Qui raccolse una notevole quantità di materiali, provenienti probabilmente da sepolture: la sua raccolta comprende, infatti, mummie, sarcofagi e vasi canopi. Tornato in Italia ne vendette una parte al British Museum di Londra, mentre un’altra l’acquistò il museo di Napoli. Importante è anche la raccolta di documenti rinvenuti negli scavi delle città campane come Pompei, Ercolano, Stabia, Napoli, Sorrento, Benevento. Tra la serie di oggetti di cui è ricca la collezione ci sono amuleti, frammenti di obelischi, oggetti votivi, diversi steli arpocratee (lastre atte a proteggere magicamente il defunto dai pericoli cui poteva andare incontro nel suo viaggio verso l’oltretomba) e statuette in pietra o legno a forma di mummie, chiamate Ushabty.

la sezione epigrafica

Infine vi è la sezione Epigrafica che ospita una delle più importanti raccolte di iscrizioni del mondo greco-romano. Essa riunisce materiali di importanti collezioni, tra cui spiccano il nucleo Farnese, la raccolta Borgia, la raccolta di Francesco Daniele. Sono così riuniti documenti piuttosto rari, relativi ad aspetti della vita pubblica o privata difficilmente documentabili, come manifesti elettorali, archivi di banche, o annunci di giochi gladiatori.

MANN
Giardino Museo MANN. Foto di @AntonioManfredonio con licenza Creative Commons
ORARI DI APERTURA

Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.30. Chiusura settimanale il martedì.

Telefono: +39081 442 21 49

 

 

Around Naples: i Campi Flegrei

AROUND NAPLES:i campi flegrei

L’area vulcanica dei Campi Flegrei è una delle zone più affascinanti nei dintorni di Napoli sia a livello archeologico che paesaggistico. Pozzuoli, Baia, Bacoli e Cuma sono ogni anno prese d’assalto dai visitatori soprattutto per quanto riguarda la Solfatara, i Campi Flegrei e l’area vulcanica flegrea che comprende anche le isole di Procida, Ischia e Nisida. Qui si insediarono i greci ancor prima della nascita di Neapolis, la quale secondo la tradizione archeologica fu fondata proprio dagli abitanti di Cuma.

Campi Flegrei
Porto di Pozzuoli. Pic by @Hillman54 con licenza Creative Commons

POZZUOLI

Fondata dai greci nel lontano 520 a.C fu ribattezzata Puteoli all’arrivo dei Romani, oggi è una cittadina ricca di storia e natura, dove il mito delle popolazioni antiche riecheggia ancora tra le stradine del porto antico e dell’acropoli originaria. Nella zona del porto è possibile visitare il Tempio di Augusto di epoca romana e l’Anfiteatro di età flavia, questo separa il quartiere del centro storico da quello più moderno e residenziale ed è il terzo anfiteatro più grande del mondo.

Campi Flegrei
Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Pic by Allison Richards con licenza Creative Commons

Il quartiere più antico è suggestivo è il Rione Terra: l’antica acropoli; al porto invece troverete numerosi ristoranti e piccole taverne rustiche situate sul mare che offrono varietà culinarie della tradizione campana e naturalmente piatti a base di pesce.

Campi Flegrei
Il Rione Terra di Pozzuoli. Pic by @SignorDeFazio con licenza in Creative Commons

La Solfatara di Pozzuoli è un incredibile area vulcanica comprendente un cratere di lava ribollente, dal tipico odore di zolfo, che permane in tutta la zona puteolana . Essa consiste in una serie di fumarole, sorgenti di gas ed acqua minerale, getti di fango caldo e vapore acqueo dalle tante proprietà curative.

Campi Flegrei
Solfatara di Pozzuoli. Pic by @AmbraGalassi con licenza Creative Commons

Pozzuoli è rinomata anche per i tanti siti termali come le Stufe di Nerone, scavate nel tufo.

Biglietti Anfiteatro Flavio

Orari: 9.00-19.00 (aperti tutti i giorni tranne il martedi)

Prezzi: intero 4 euro

ridotto under 18 e studenti 2 euro

over 65 gratis

Biglietti Solfatara

Orari: da aprile ad ottobre tuti i giorni dalle 8.30 alle 19

Biglietti Rione Terra

Orari: da novembre a marzo 8.30- 16.30

Prezzi: intero 6 euro

ridotto studenti e gruppi 4 euro

bambini gratis

Trasporti

  • Metro Linea 2 fermata Pozzuoli
  • Ferrovia Cumana Linea Montesanto-Torregaveta, fermata Pozzuoli
  • Bus 129 ( da Piazza Vittoria), 152 ( da Piazza Garibaldi).

BAIA E BACOLI

Ricche di storie e di archeologia, le perle dei Campi Flegrei sono una testimonianza architettonica dell’epoca romana, i cui resti sono conservati nel Parco Archeologico Sommerso di Baia, un museo sott’acqua.

Anticamente i romani costruivano le più belle residenze di principi e regnati, come la Villa di Lucio Pisone, suocero di Cesare Augusto, adesso immersa nel fondale marino di Baia. Verso la Punta di Epitaffio è stata rinvenuta la sala dedicata all’imperatore Claudio con lussuose decorazioni e statue.

Campi Flegrei
Castello Aragonese di Baia. Pic by @Sallie con licenza Creative Commons

 

Sulla parte della collina invece, c’è il Parco Archeologico diviso in tre grandi settori: quello di Venere, che comprende le terme e il tempio, la zona centrale di Sosandra e quello di Mercurio.

I tre settori si alternano su grandi terrazze sul golfo di Pozzuoli, con un teatro, passeggiate lungo i giardini porticati ed infine il complesso termale di Mercurio dove è ancora visibile passare per poi arrivare al Tempio di Diana.

Il Castello Aragonese di Baia un tempo, residenza estiva di Nerone, oggi è sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Il lago Fusaro si trova nel comune di Bacoli, questo grande lago ospita su un isolotto collegato alla terraferma da un piccolo ponticello, il cosiddetto Casino Reale, un edificio settecentesco ideato da Carlo Vanvitelli e voluto da Ferdinando IV di Borbone.

Bacoli ha un litorale basso e sabbioso con numerosi stabilimenti balneari dove rinfrescarsi durante i mesi più caldi. Leggi la nostra guida di Napoli Balneare.

Campi Flegrei
Casina Vanvitelliana di Bacoli. Pic by @N I C O L A con licenza Creative Commons

Trasporti:

  • Bus Sepsa linea Napoli- Torregaveta- Monte di Procida- Baia, fermata Bacoli.

CUMA

Cuma à la più antica colonia greca in Italia attualmente conserva un fascino ineccepibile data la ricchezza di bellezze storico naturali. Un tempo è stata nodo di scambi commerciali tra l’Africa e l’Italia, ora è sede del Parco Archeologico di Cuma, il quale comprende la parte alta con l’Acropoli e la parte bassa con l’anfiteatro, il foro, la grotta della Sibilla e l’Arco Felice. Esempi di architettura greca sono il Tempio di Apollo e quello di Giove, ora sede di edifici religiosi cristiani.

Campi Flegrei
Antro della Sibilla di Cuma. Pic by @AnnaTaylor con licenza Creativa Commons

Secondo le legende, la città era considerata un luogo sacro per il popolo romano e soprattutto per l’aristocrazia . Luogo molto suggestivo è l’Antro della Sibilla cornice in cui secondo la legenda : la Sibilla rivelò ad Enea il suo futuro ovvero, come fondatore della città di Roma. La Sibilla Cumana era una sacerdotessa sacra del Dio Apollo nota nell’ antichità per le sue doti di rivelatrice del futuro.

Biglietti Parco Archeologico

Orari: tutti i giorni dalle 9.00 fino a mezz’ora prima del tramonto

Prezzi: intero 4 euro

ridotto under 18 e studenti 2 euro

over 65 gratis

Trasporti

  • Bus Sepsa linea Capo Miseno-Cuma, fermata Cuma.
  • Circumflegrea linea Montesanto – Torregaveta, fermata Cuma.
Campi Flegrei
Panorama dal Parco Archeologico di Cuma. Pic by @GianfrancoVitolo con licenza Creative Commons

 

Non perdere l’ultima puntata di Around Naples, la guida dedicata ai dintorni più belli di Napoli

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Visitare Napoli: Le Catacombe di San Gennaro

Visitare Napoli: Le catacombe di San Gennaro, le più grandi del sud italia

Catacombe di San Gennaro

La città di Napoli è un il risultato esemplare di come il susseguirsi e il fondersi di diverse epoche e culture danno vita a un qualcosa di unico nel suo genere. Napoli infatti, è una città fatta a strati ed è attraverso questi ultimi che si può conoscere la vera storia e essenza della città. La Napoli sotterranea ha da sempre dato un valore aggiunto alla città, perché la sua costante scoperta è caratterizzata da bellezze straordinarie e luoghi suggestivi.

In altre parole, se state passeggiando per i vicoli di Napoli, calpestando i “vasoli napoletani” (termine per intendere i basoli), pensate che qualche metro sotto i vostri piedi, ci possano essere un antico anfiteatro o antiche aree monumentali, come le cosiddette catacombe! Basta scendere qualche scalino per vivere questo mondo sottotterra.

Una delle testimonianze più forti di tutto ciò, infatti, è data dalle Catacombe di San Gennaro, una delle più grandi del Sud Italia, considerando che esse occupano una superficie di circa  5000 metri quadri su due livelli. La caratteristica di queste catacombe è data dall’ampiezza degli spazi, a differenza delle catacombe romane che invece presentano cunicoli molto stretti.

Storia

Esse risalgono al II secolo d.C dove c’erano 5 grossi ipogei, cioè 5 grandi spazi, fino a quando nel V secolo il vescovo di Napoli, Giovanni I, decise di distruggerli per ospitare le ossa di San Gennaro affinché i fedeli potessero pregare e venerare il patrono della città. Da quel momento quel luogo divenne meta di pellegrinaggio e desiderato luogo di sepoltura. Questo fu il motivo per cui il vescovo decise di distruggere gli ipogei per creare un unico e più ampio cimitero. Infatti, si contano circa 3000 sepolture. Il cimitero presenta diverse tipologie di sepoltura: fosse scavate nel calpestio  per i ceti più bassi, loculi a parete per un ceto medio e piccole stanze per i ceti più facoltosi, chiamate cubicola con all’interno un’altra tipologia sepolcrale chiamata arcosolio.

L’arcosolio più importante delle catacombe di Napoli è quello della famiglia Theotecus dove vi è un affresco molto particolare rappresentante la famiglia sepolta, la piccola Nonnosa di 2 anni con i suoi genitori. Esso è una sovrapposizione di strati di pittura realizzati forse alla morte di ognuno.

Le catacombe, diventate luogo di culto per i fedeli, assunsero una funzione e una struttura molto simile a quelle delle chiese, infatti essa prese il  nome di basilica adjecta, perché presentava una navata centrale come nelle comuni basiliche, con tante capelle laterali annesse, adiacenti ( da qui il termine adjecta) alla tomba di San Gennaro. I fedeli avevano anche a disposizione un cantaros, un’ acquasantiera, posta davanti ad una croce a svastica che un tempo era il simbolo del sole nascente circondata ai due lati dalle iniziali greche di Iesus Cristos e sotto dalla parola Nika ( in italiano Vincerà). L’iconografia sta a significare che Gesù Cristo, la luce, vincerà sulla morte. Era un chiaro messaggio di speranza dato a tutte le persone sepolte che credevano nella resurrezione.

Il livello inferiore rappresenta il cuore delle catacombe, dove un tempo erano sepolte le ossa del santo patrono. Le origini di San Gennaro sono incerte, visse tra il  272  e il 305 d.C  e molto probabilmente era il vescovo di Benevento. Cercò di convertire più pagani possibili al Cristianesimo e per questo motivo fu arrestato . La storia narra che San Gennaro doveva essere sbranato vivo dai leoni nell’anfiteatro flavio a Pozzuoli, ma al suo arrivo, i leoni si inginocchiarono e quindi la condanna fu rimandata fino a quando si decise di decapitarlo nel 305 d.C. La testa e il sangue furono portate subite a Napoli, mentre le ossa dopo essere state portate in un primo momento a Benevento, furono trafugate dal Vescovo Giovanni I e portate alle catacombe intorno al 813 d.C facendole diventare meta di pellegrinaggio. In seguito, le ossa fuorno riportate a Benevento, ad opera del principe Sicone I , nel santuario di Montevergine dove rimasero dimenticate per oltre due secoli. Oggi le ossa, invece, sono custodite al Duomo di Napoli dal 1497, grazie alle trattative dell’allora vescovo della città Pietro Carafa con i monaci del santuario. San Gennaro divenne santo patrono della città nel 472 d.C. Il popolo napoletano è molto legato alla figura del santo patrono, infatti i fedeli gli affidano la sorti della città. Essi per ben 3 volte l’anno  (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 maggio e il 16 dicembre) accorrono per assistere al cosiddetto “Miracolo di san Gennaro”, ovvero la liquefazione del sangue. Se ciò avviene è un buon auspicio per la città, al contrario se il sangue non si scioglie la città di Napoli sarà vittima di disgrazie e eventi fortemente negativi.

Le catacombe di San Gennaro sono arricchite anche da numerosi affreschi. Di notevole importanza è l’affresco della “Terza visione di Erma”del III secolo. L’affresco rappresenta la terza delle cinque visioni del profeta Erma ed in particolare raffigura 3 donne ( Fede, Speranza e Carità) che lavano in un fiume delle pietre. Le pietre in questo affresco rappresentano tutti coloro che avevano ricevuto il battesimo, e quindi credenti del Cristianesimo. Infatti, è l’unico affresco cristiano certo, in quanto gli altri non sono molto facilmente databili. durante il viaggio nelle catacombe, è facile trovare delle riproduzioni degli affreschi o delle opere presenti su lastre di metallo. Esse riproducono in rilievo le opere in modo da rendere accessibile l’esperienza-catacombe a tutti, anche a non vendenti o ipovedenti. Questo abbattimento delle barriere architettoniche è realizzato in gran parte dal gruppo SAAD (servizio di ateneo per le attività egli studenti con disabilità) dell’università suor Orsola Benincasa di Napoli e la cooperativa sociale Iron Angels che collabora ormai da anni con il team delle Catacombe di Napoli.

Continuando il percorso e raggiungendo il livello inferiore si arriva alla parte più antica delle catacombe e forse anche la più suggestiva. È molto ampia e regolarmente strutturata. Nasce tra il II e III secolo attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, nel IV secolo vengono scavate le tombe e solo nell’ VIII secolo vengono costruiti il Battistero, o vasca battesimale e il consignatorium, entrambi voluti dal vescovo Paolo II,  come rifugio per i fedeli durante le lotte iconoclaste. In quello spazio, all’epoca,  nella notte del Sabato santo, i fedeli adulti ricevevano tutti e tre i Sacramenti: il battesimo, la comunione e la cresima, partendo proprio dalla vasca battesimale.

Prima di raggiungere la Basilica paleocristiana di San Gennaro Extra Moenia, addentratevi nella navata centrale, ammirando gli affreschi presenti sulla parete destra.

Gioco di Luci

Inoltre, le catacombe di San Gennaro hanno un sistema di illuminazione a led realizzato nel 2009 che crea un gioco di luci ed ombre valorizzando l’ambiente e suggestionando lo spettatore. Un motivo in più per visitarle!

Il percorso termina con la visita della Basilica di San Gennaro Extra Moenia, una delle nove basiliche paleocristiane più antiche dedicate al Patrono. La Basilica fu costruita nel V secolo a ridosso delle catacombe. Nel corso degli anni, essa ha subito le forti influenze stilistiche delle dominazioni straniere,  ma la sua struttura caratteristica dell’era paleocristiana è rimasta; infatti, essa ha tre grandi navate ed un’abside semicircolare.  La basilica però, non ha avuto vita facile; ha subito svariate modifiche anche a livello funzionale, fu infatti, deposito per gli appestati, ospizio per i poveri, deposito dell’ospedale San Gennaro dei Poveri, fino alla totale chiusura per ben 41 anni per motivi burocratici. è stata riaperta al pubblico solo nel 2008, acquisendo un forte valore simbolico perché la basilica e le Catacombe sono diventate il principale punto di collegamento con il Rione Sanità, che gli fa da stupenda cornice. Infatti, dalla Basilica si può arrivare direttamente al Rione Sanità, raggiungendo anche le altre Catacombe (Catacombe di San Gaudioso – entrata valida con lo stesso ticket che ha una durata di 12 mesi). La basilica dunque rappresenta il simbolo della riappropriazione e del  recupero del quartiere Sanità che ritrova fiducia nelle proprie risorse.

Oggi, la basilica è diventata un vero e proprio punto di aggregazione; è sede di concerti, eventi e mostre ed è l’esempio lampante di come il recupero di un territorio parte dal basso. Basti pensare che tutto il lavoro è svolto dalla cooperativa La Paranza, nata proprio nel rione Sanità.

La visita ormai è giunta al termine, ma se avesse ancora voglia di conoscere e visitare altre Catacombe o addentrarvi nel Rione Sanità, sono previsti su prenotazione anche percorsi straordinari, visite serali, percorsi Lis.

È consigliabile indossare scarpe comode e portare un maglioncino anche nei periodi caldi: la temperatura nelle Catacombe varia tra i 15 e i 22°.

Orari di apertura Dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso ore 17:00)

domenica dalle 10:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 13:00)

INFO:   http://www.catacombedinapoli.it/it

tel/fax +39 081 744 37 14 info@catacombedinapoli.it

Indirizzo:  Catacombe di San Gennaro Via Capodimonte, 13, 80136 Napoli

 

Come arrivare    In Treno: fermata METRO 1 – FERMATA MUSEO. Proseguire in autobus.

In autobus: Fermata autobus n. 1246 – Museo Nazionale –  Linee 168, 178, C63, R4. Scendi alla fermata n. 3250 – Basilica Incoronata – Catacombe San Gennaro. Durata viaggio circa 15 minuti

In auto: Prendi la Tangenziale di Napoli, e poi prendi l’uscita n° 5 – Capodimonte.Svolta a destra in via Capodimonte.La Basilica è sulla destra, dopo 200 m. Se preferisci raggiungerci in auto, puoi lasciarla comodamente nel nostro parcheggio gratuito presso le Catacombe di San Gennaro.

Tickets : Adulti 8,00 €

Under 18/Over 65 5,00 €

Studenti universitari 5,00 €

Gruppi (min. 20 partecipanti) 5,00 €

Scuole 3,00 €

Under 6 Gratis

Diversamente abili Gratis

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Around Naples: le isole del Golfo

Around Naples: le Isole di Napoli

La bellezza del golfo di Napoli, oltre alla sua splendida conformazione a mezza luna incorniciata dal Vesuvio e dalla costiera sorrentina è data anche da tre capolavori della natura: Capri, Ischia e Procida.

Le tre isole dell’arcipelago partenopeo sono una meta da non perdere se ci si vuole allontanare dalla città e ci si vuole immergere nella natura, godersi il mare o partecipare ad eventi culturali e folkloristici.

Delle tre, Ischia è la più grande con 34 km di costa , tutto l’anno ospita milioni di visitatori grazie soprattutto al turismo termale, tipico di quelle zone; Procida invece e la più piccola, famosa per le sue casette colorate sul mare, i pescatori al porto e la spiaggetta del film di Massimo Troisi “Il Postino” .

Capri invece e l’isola più in, sempre piena di personaggi famosi, di locali alla moda e di boutique, ma non è solo questo vi è tanta natura come : la grotta azzurra, i faraglioni, le passeggiate ad Anacapri e gli spettacolari punti panoramici.

Facili da raggiungere, le isole del golfo sono collegate da Napoli e da Pozzuoli, grazie ad un servizio di traghetti e di aliscafi che partono tutti i giorni da Porta Varco Pisacane, dal porticciolo da Mergellina e dal porto di Pozzuoli.

Ischia

Ischia è l’isola più grande del golfo di Napoli, oltre 6 milioni di visitatori l’anno sono attratti da questa bellissima isola. Il comune più grande dell’isola è proprio Ischia, diviso in due zone: Ischia ponte e Ischia porto: la prima suggestivo centro storico, caratterizzato da piccoli vicoli e botteghe di artigianato, la seconda un e vero e proprio piccolo borgo di pescatori.

isole di Napoli
Borgo di Sant’Angelo ad Ischia. Pic by @AndreaA con licenza in Creative Commos

L’Isola è Capitale del turismo termale in Europa con più di 300 stabilimenti, 29 bacini e centinaia di sorgenti e fumarole che vengono sfruttate a scopo terapeutico tutto l’anno da milioni di utenti.

Ma Ischia non è solo natura e relax termale, infatti è possibile visitare l’antico Castello Aragonese, costruito dal tiranno Gerona nel 475 a.c, , un’ antica fortezza che sorge su un’isola di roccia a guardia della città.

isole di Napoli
Castello Aragonese di Ischia

Procida

Procida è l’isoletta più piccola dell’arcipelago, di origine vulcanica è collegata alla terra ferma da un sottile ponte all’isola di Vivara. Vicoli, chiese, ristorantini sul mare è l’ideale se si vuole trascorrere un po’ di tempo in relax. Location scelta da grandi registi come location di molti film, proprio per questa sua conformazione incontaminata.

isole di Napoli
Procida da Marina di Corricella. Pic by @Juan Salmoral con licenza Creative Commons

Due sono le spiagge da non perdere quella del Pozzo Vecchio e la spiaggia della Chiaiolella, entrambe dal colore scuro tipico delle zone di origine vulcanica.

Capri

Un gioiello del mediterraneo, un mix di natura, arte cultura e mondanità, da sempre luogo di vacanza di molti personaggi illustri, infatti la scelse anche l’imperatore romano Tiberio che decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita su questa splendida isola.

isole di Napoli
Capri. Pic by @MoMo, con licenza in Creative Commons

La famosa piazzetta, i giardini di Augusto, la villa di Tiberio e poi ancora la costa dal colore cristallino dove dominano i faraglioni, ma fiore all’occhiello dell’isola di Capri è la Grotta Azzurra caratterizzata dal particolare gioco dei colori creato dalla luce esterna che penetra attraverso la sua parte sommersa, che può variare nelle diverse ore del giorno e col mutare delle condizioni atmosferiche.

isole di Napoli
I Faraglioni di Capri. Pic by @CameliaTWO con licenza Creative Commons

Per gli amanti del trekking invece , l’ideale è una passeggiata sul sentiero di Anacapri dove potrete ammirare l’isola in tuta la sua interezza.

Travel Naples vi consiglia di visitare le isole del Golfo di Napoli sia in primavera che in estate oppure in mesi come settembre ed ottobre.

Per raggiungere le isole di Napoli è possibile visitare la nostra sezione dedicata ai Trasporti.

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Guida alle migliori spiagge a Napoli

GUIDA ALLE PIU’ BELLE SPIAGGE DI NAPOLI

Il Lungomare partenopeo è tra le passeggiate più belle d’Europa, una cornice stupenda tra il Castel Dell’Ovo e la Villa Comunale, esso però non è balneabile e tutto il tratto costiero compreso tra via Caracciolo e via Acton non è permesso fare il bagno. Vediamo insieme le migliori spiagge di Napoli in cui è possibile rinfrescarsi durante i mesi estivi.

La città però offre altre zone dove poter godere del magnifico clima mediterraneo, in primis a Marechiaro e poi nella splendida riserva naturale della Gaiola, sempre a Posillipo.

Poi per chi intende allontanarsi dalla metropoli, la costiera sorrentina offre panorami incantevoli a soltanto un’ora di viaggio da Napoli.

POSILLIPO

La zona di Marechiaro è una delle più affascinanti di tutto il litorale partenopeo, scogli a picco sul mare dove poter prendere il sole in libertà e tuffarsi nelle acque cristalline. L’area è molto affollata durante il mese di luglio ed agosto, soprattutto nei giorni festivi. Si consiglia una bella giornata al mare preferibilmente in settimana, quando il traffico è sostenibile e Marechiaro ancora tutto da scoprire.

Come arrivare: metro Linea 2 fermata Mergellina e proseguire con i bus 140 o C21 e scendere a Capo Posillipo, da lì c’è il minibus C23 che vi porterà direttamente a Marechiaro.

spiagge a Napoli
Palazzo Donn’Anna a Posillipo

LA GAIOLA

La riserva naturale della Gaiola è uno dei parchi archeologici sommersi più suggestivi della regione ed è un’area marina protetta. E’ possibile fare immersioni accompagnati da specialisti e visitare in kayak tutta l’area antistante all’antica isola della Gaiola.

Spiagge a Napoli
Isolotto della Gaiola, Posillipo

La Gaiola si divide in due parti: la spiaggetta e lo spazio protetto dove ci sono gli scogli, in cui è possibile soltanto per un tot numero di persone al giorno accedere. Infatti è consigliabile recarsi nelle prime ore del mattino, soprattutto nei giorni più affollati. Il parco sommerso della Gaiola è stato recentemente ripulito e portato finalmente all’antico splendore.

spiagge a napoli
Spiagga della Gaiola a Napoli

Come arrivare: Metro Linea 2, fermata Mergellina e raggiungere a piedi Piazzetta del Leone (Via Mergellina) e prendere l’Autobus 140; scendere alla fermata dell’Istituto Denza in Discesa Coroglio e procedere a piedi (vedi segnaletica stradale). Imboccare Via Tito Lucrezio Caro e dopo 300m sulla sinistra si trova Discesa Gaiola. Percorrerla tutta fino a che non si incontra, in prossimità di una curva a gomito, un camminamento pedonale che mediante una scalinatella vi porterà al porticciolo della Gaiola.

 

BACOLI-MISENO-BAIA

Per chi invece preferisce allontanarsi un po’ dalla città, è possibile avventurarsi nella zona dei Campi Flegrei ovvero tra Baia e Capo Miseno, sempre nel Golfo di Napoli. Quest’area è tra le più gettonate tra i giovani partenopei poiché è ricca di stabilimenti balneari e locali dove sorseggiare aperitivi glamour al tramonto. Il fondale marino è basso e le spiagge sono molto accoglienti. Per gli amanti dell’archeologia e della storia, il famoso Castello di Baia offre degli itinerari davvero incantevoli. E dietro il famoso castello è possibile fare un bel tuffo nelle acque cristalline di uno dei luoghi più antichi della Campania, visitabile attraverso una piccola imbarcazione.

spiagge a napoli
Spiaggia di Bacoli

Per raggiungere la zona flegrea di Baia, Bacoli e Miseno da Napoli è possibile prendere la linea bus Sepsa della linea Napoli-Torregaveta oppure Capo Miseno-Cuma.

COSTIERA SORRENTINA E DINTORNI

La famosa costiera campana è meta ogni anno di migliaia di turisti ed ogni cittadina è ricca di particolari panorami mozzafiato con acque cristalline e spiagge attrezzate. La più importante è Sorrento, con il suo porto ed il centro storico con stradine a picco sul mare.

spiagge a Napoli
Sorrento

Oltre a passare una rilassante giornata in spiaggia, qui potrete gustare anche l’ottima cucina sorrentina, con ristoranti tipici in ogni stradina. Anche la vicina Vico Equense e Piano di Sorrento sono meritevoli di interesse.

spiagge a Napoli
Sorrento

Come arrivare: da Piazza Garibaldi è possibile raggiungere la costiera prendendo la Circumvesuviana con la linea Napoli- Sorrento e scendere alle fermate Sorrento/ Vico Equense/ Piano di Sorrento. Il viaggio è di circa un’ora.

spiagge a Napoli
Marina di Puolo, Massa Lubrense

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