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Visitare Napoli: Le Catacombe di San Gennaro

Visitare Napoli: Le catacombe di San Gennaro, le più grandi del sud italia

Catacombe di San Gennaro

La città di Napoli è un il risultato esemplare di come il susseguirsi e il fondersi di diverse epoche e culture danno vita a un qualcosa di unico nel suo genere. Napoli infatti, è una città fatta a strati ed è attraverso questi ultimi che si può conoscere la vera storia e essenza della città. La Napoli sotterranea ha da sempre dato un valore aggiunto alla città, perché la sua costante scoperta è caratterizzata da bellezze straordinarie e luoghi suggestivi.

In altre parole, se state passeggiando per i vicoli di Napoli, calpestando i “vasoli napoletani” (termine per intendere i basoli), pensate che qualche metro sotto i vostri piedi, ci possano essere un antico anfiteatro o antiche aree monumentali, come le cosiddette catacombe! Basta scendere qualche scalino per vivere questo mondo sottotterra.

Una delle testimonianze più forti di tutto ciò, infatti, è data dalle Catacombe di San Gennaro, una delle più grandi del Sud Italia, considerando che esse occupano una superficie di circa  5000 metri quadri su due livelli. La caratteristica di queste catacombe è data dall’ampiezza degli spazi, a differenza delle catacombe romane che invece presentano cunicoli molto stretti.

Storia

Esse risalgono al II secolo d.C dove c’erano 5 grossi ipogei, cioè 5 grandi spazi, fino a quando nel V secolo il vescovo di Napoli, Giovanni I, decise di distruggerli per ospitare le ossa di San Gennaro affinché i fedeli potessero pregare e venerare il patrono della città. Da quel momento quel luogo divenne meta di pellegrinaggio e desiderato luogo di sepoltura. Questo fu il motivo per cui il vescovo decise di distruggere gli ipogei per creare un unico e più ampio cimitero. Infatti, si contano circa 3000 sepolture. Il cimitero presenta diverse tipologie di sepoltura: fosse scavate nel calpestio  per i ceti più bassi, loculi a parete per un ceto medio e piccole stanze per i ceti più facoltosi, chiamate cubicola con all’interno un’altra tipologia sepolcrale chiamata arcosolio.

L’arcosolio più importante delle catacombe di Napoli è quello della famiglia Theotecus dove vi è un affresco molto particolare rappresentante la famiglia sepolta, la piccola Nonnosa di 2 anni con i suoi genitori. Esso è una sovrapposizione di strati di pittura realizzati forse alla morte di ognuno.

Le catacombe, diventate luogo di culto per i fedeli, assunsero una funzione e una struttura molto simile a quelle delle chiese, infatti essa prese il  nome di basilica adjecta, perché presentava una navata centrale come nelle comuni basiliche, con tante capelle laterali annesse, adiacenti ( da qui il termine adjecta) alla tomba di San Gennaro. I fedeli avevano anche a disposizione un cantaros, un’ acquasantiera, posta davanti ad una croce a svastica che un tempo era il simbolo del sole nascente circondata ai due lati dalle iniziali greche di Iesus Cristos e sotto dalla parola Nika ( in italiano Vincerà). L’iconografia sta a significare che Gesù Cristo, la luce, vincerà sulla morte. Era un chiaro messaggio di speranza dato a tutte le persone sepolte che credevano nella resurrezione.

Il livello inferiore rappresenta il cuore delle catacombe, dove un tempo erano sepolte le ossa del santo patrono. Le origini di San Gennaro sono incerte, visse tra il  272  e il 305 d.C  e molto probabilmente era il vescovo di Benevento. Cercò di convertire più pagani possibili al Cristianesimo e per questo motivo fu arrestato . La storia narra che San Gennaro doveva essere sbranato vivo dai leoni nell’anfiteatro flavio a Pozzuoli, ma al suo arrivo, i leoni si inginocchiarono e quindi la condanna fu rimandata fino a quando si decise di decapitarlo nel 305 d.C. La testa e il sangue furono portate subite a Napoli, mentre le ossa dopo essere state portate in un primo momento a Benevento, furono trafugate dal Vescovo Giovanni I e portate alle catacombe intorno al 813 d.C facendole diventare meta di pellegrinaggio. In seguito, le ossa fuorno riportate a Benevento, ad opera del principe Sicone I , nel santuario di Montevergine dove rimasero dimenticate per oltre due secoli. Oggi le ossa, invece, sono custodite al Duomo di Napoli dal 1497, grazie alle trattative dell’allora vescovo della città Pietro Carafa con i monaci del santuario. San Gennaro divenne santo patrono della città nel 472 d.C. Il popolo napoletano è molto legato alla figura del santo patrono, infatti i fedeli gli affidano la sorti della città. Essi per ben 3 volte l’anno  (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 maggio e il 16 dicembre) accorrono per assistere al cosiddetto “Miracolo di san Gennaro”, ovvero la liquefazione del sangue. Se ciò avviene è un buon auspicio per la città, al contrario se il sangue non si scioglie la città di Napoli sarà vittima di disgrazie e eventi fortemente negativi.

Le catacombe di San Gennaro sono arricchite anche da numerosi affreschi. Di notevole importanza è l’affresco della “Terza visione di Erma”del III secolo. L’affresco rappresenta la terza delle cinque visioni del profeta Erma ed in particolare raffigura 3 donne ( Fede, Speranza e Carità) che lavano in un fiume delle pietre. Le pietre in questo affresco rappresentano tutti coloro che avevano ricevuto il battesimo, e quindi credenti del Cristianesimo. Infatti, è l’unico affresco cristiano certo, in quanto gli altri non sono molto facilmente databili. durante il viaggio nelle catacombe, è facile trovare delle riproduzioni degli affreschi o delle opere presenti su lastre di metallo. Esse riproducono in rilievo le opere in modo da rendere accessibile l’esperienza-catacombe a tutti, anche a non vendenti o ipovedenti. Questo abbattimento delle barriere architettoniche è realizzato in gran parte dal gruppo SAAD (servizio di ateneo per le attività egli studenti con disabilità) dell’università suor Orsola Benincasa di Napoli e la cooperativa sociale Iron Angels che collabora ormai da anni con il team delle Catacombe di Napoli.

Continuando il percorso e raggiungendo il livello inferiore si arriva alla parte più antica delle catacombe e forse anche la più suggestiva. È molto ampia e regolarmente strutturata. Nasce tra il II e III secolo attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, nel IV secolo vengono scavate le tombe e solo nell’ VIII secolo vengono costruiti il Battistero, o vasca battesimale e il consignatorium, entrambi voluti dal vescovo Paolo II,  come rifugio per i fedeli durante le lotte iconoclaste. In quello spazio, all’epoca,  nella notte del Sabato santo, i fedeli adulti ricevevano tutti e tre i Sacramenti: il battesimo, la comunione e la cresima, partendo proprio dalla vasca battesimale.

Prima di raggiungere la Basilica paleocristiana di San Gennaro Extra Moenia, addentratevi nella navata centrale, ammirando gli affreschi presenti sulla parete destra.

Gioco di Luci

Inoltre, le catacombe di San Gennaro hanno un sistema di illuminazione a led realizzato nel 2009 che crea un gioco di luci ed ombre valorizzando l’ambiente e suggestionando lo spettatore. Un motivo in più per visitarle!

Il percorso termina con la visita della Basilica di San Gennaro Extra Moenia, una delle nove basiliche paleocristiane più antiche dedicate al Patrono. La Basilica fu costruita nel V secolo a ridosso delle catacombe. Nel corso degli anni, essa ha subito le forti influenze stilistiche delle dominazioni straniere,  ma la sua struttura caratteristica dell’era paleocristiana è rimasta; infatti, essa ha tre grandi navate ed un’abside semicircolare.  La basilica però, non ha avuto vita facile; ha subito svariate modifiche anche a livello funzionale, fu infatti, deposito per gli appestati, ospizio per i poveri, deposito dell’ospedale San Gennaro dei Poveri, fino alla totale chiusura per ben 41 anni per motivi burocratici. è stata riaperta al pubblico solo nel 2008, acquisendo un forte valore simbolico perché la basilica e le Catacombe sono diventate il principale punto di collegamento con il Rione Sanità, che gli fa da stupenda cornice. Infatti, dalla Basilica si può arrivare direttamente al Rione Sanità, raggiungendo anche le altre Catacombe (Catacombe di San Gaudioso – entrata valida con lo stesso ticket che ha una durata di 12 mesi). La basilica dunque rappresenta il simbolo della riappropriazione e del  recupero del quartiere Sanità che ritrova fiducia nelle proprie risorse.

Oggi, la basilica è diventata un vero e proprio punto di aggregazione; è sede di concerti, eventi e mostre ed è l’esempio lampante di come il recupero di un territorio parte dal basso. Basti pensare che tutto il lavoro è svolto dalla cooperativa La Paranza, nata proprio nel rione Sanità.

La visita ormai è giunta al termine, ma se avesse ancora voglia di conoscere e visitare altre Catacombe o addentrarvi nel Rione Sanità, sono previsti su prenotazione anche percorsi straordinari, visite serali, percorsi Lis.

È consigliabile indossare scarpe comode e portare un maglioncino anche nei periodi caldi: la temperatura nelle Catacombe varia tra i 15 e i 22°.

Orari di apertura Dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso ore 17:00)

domenica dalle 10:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 13:00)

INFO:   http://www.catacombedinapoli.it/it

tel/fax +39 081 744 37 14 info@catacombedinapoli.it

Indirizzo:  Catacombe di San Gennaro Via Capodimonte, 13, 80136 Napoli

 

Come arrivare    In Treno: fermata METRO 1 – FERMATA MUSEO. Proseguire in autobus.

In autobus: Fermata autobus n. 1246 – Museo Nazionale –  Linee 168, 178, C63, R4. Scendi alla fermata n. 3250 – Basilica Incoronata – Catacombe San Gennaro. Durata viaggio circa 15 minuti

In auto: Prendi la Tangenziale di Napoli, e poi prendi l’uscita n° 5 – Capodimonte.Svolta a destra in via Capodimonte.La Basilica è sulla destra, dopo 200 m. Se preferisci raggiungerci in auto, puoi lasciarla comodamente nel nostro parcheggio gratuito presso le Catacombe di San Gennaro.

Tickets : Adulti 8,00 €

Under 18/Over 65 5,00 €

Studenti universitari 5,00 €

Gruppi (min. 20 partecipanti) 5,00 €

Scuole 3,00 €

Under 6 Gratis

Diversamente abili Gratis

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Castel Sant’Elmo

L'occhio sulla città

panorama mozzafiato

Visitare Napoli e il Castel Sant’Elmo, una delle più importanti fortezze del Regno di Napoli.

E’ uno dei luoghi da non perdere se visitate Napoli,  facilmente raggiungibile con la metropolitana e con la funicolare, sorge sulla collina del Vomero  e vanta una delle viste più belle al mondo.

Questo spettacolare castello, prima di diventare un castello a tutti gli effetti, era una torre d’osservazione di origine normanna, realizzata in tufo giallo napoletano, un punto strategico per  la città di Napoli, dal quale si poteva controllare il golfo e l’intera città. Successivamente diventò un vero è proprio sistema difensivo  ideato da dal vicerè Pedro de Toledo. Il nome originario era Belforte,  ma nel X secolo d.C  prese il nome di Sant’ Erasmo dall’omonima chiesa situata nella zona adiacente alla Certosa. Per ulteriori semplificazioni del termine nel tempo fu chiamato poi Sant’Elmo. La  prima vera  edificazione risale al 1329, durante l’epoca Angioina,  quando il re Roberto D’Angiò decise di ampliare la superficie del Castello, per trasformarlo in una vera e propria residenza reale. Il lavori furono fatti dall’architetto e scultore Tino di Camaino ma durante il Rinascimento un forte terremoto provocò il crollo delle due torri  così la dinastia spagnola degli Aragonesi  ristrutturò e riconfigurò l’edificio in una vera e propria fortezza, per volere di Don Pedro de Toledo. Successivamente fu ricostruita anche la chiesa all’interno del piazzale e nel 1860 divenne un carcere militare, fino al 1952.

Castel Sant'Elmo
Castel Sant’Elmo

Al  Castello si accede da via Tito Angelini, attraverso un percorso composto da un piccolo vialetto e da un ponte levatoio che permette il superamento del fossato che circonda la fortezza.Lungo il percorso vi troverete negli ambienti che sono stati adibiti ad auditorium, continuando arriverete nelle carceri basse, ambienti stretti e angusti  dove furono rinchiusi ribelli come (Tommaso Campanella e Luigia San felice). Una volta Terminata la salita arriverete a Piazza d’Armi, dove una volta vi erano gli alloggi del castellano, degli ufficiali del presidio e la chiesa di Sant’Erasmo. E da questo piazzale, raggiungibile anche con l’ascensore,  che potrete ammirare un panorama mozzafiato della città di Napoli  avrete la possibilità di ammirare la città in ogni sua prospettiva in ogni suo scorcio dal territorio vesuviano alle isole del golfo e la tutta la collina di Posillipo.

Castel Sant'Elmo
Piazza d’Armi

Oggi Castel Sant’Elmo  è un luogo per mostre, esposizioni temporanee ed eventi culturali. Al suo interno è presente il Museo Napoli Novecento 1910-1980, in cui sono presenti numerose opere di artisti prevalentemente partenopei: 170 opere tra sculture, dipinti ed opere grafiche che vanno dal futurismo al realismo del dopoguerra. Il complesso monumentale di Castel Sant’Elmo ospita inoltre una fonoteca, una  biblioteca di storia dell’arte “Bruno Molajoli” ed un grande auditorium che accoglie ogni anno concerti, rassegne teatrali ed eventi di ogni tipo.

 

 

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Cosa visitare a Napoli: Maschio Angioino

Castel Nuovo

Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

Cosa visitare a Napoli: Maschio Angioino

Maschio Angioino
Maschio Angioino

Uno dei simboli di Napoli e della sua storia è Castel Nuovo, più comunemente chiamato Maschio Angioino, edificato nel 1279 per volere del re francese Caro I d’Angiò dall’architetto Pierre de Chaule. L’imponente struttura si trova nel bel mezzo del centro storico partenopeo, esattamente tra Piazza del Plebiscito e la stazione marittima: il luogo ideale per costruire una fortezza per i regnanti.
Oltre alla famiglia Angioina e poi anche Aragonese, Castel Nuovo divenne un centro culturale molto frequentato da artisti e letterati come Petrarca o Bocaccio. Durante il periodo angioino, fu costruito anche l’Arco di Trionfo, per celebrare la venuta della dinastia francese nel regno di Napoli.

Maschio Angioino
Maschio Angioino

L’interno presenta una pianta trapezoidale con cinque torri a forma di cilindro, mentre il cortile esterno è caratterizzato da porticati con arcate basse e scala esterna in piperno, decorato in stile catalano. La Sala dei Baroni è l’area più grande e ricalca le grandi corti spagnole.

Maschio Angioino
Maschio Angioino

Le tre torri sul lato quelle rivolte verso l’entrata del castello, sono le “Torri di San Giorgio”, di “Mezzo” e di “Guardia” mentre quelle rivolte verso il mare si chiamano Torre “Dell’oro” e di “Beverello”.
Oggi il Maschio Angioino è un museo civico, sede di importantissimi eventi per la città di Napoli come mostre ed iniziative culturali.

La Leggenda

Secondo un’antica leggenda, il Castello in origine era circondato da un fossato lungo tutto il perimetro, in cui erano situate anche le prigioni sotterranee. Infatti nei scritti del filosofo Tommaso Campanella, troviamo notizie della celebre fossa del coccodrillo che appariva di notte dei sotterranei delle prigioni. Il coccodrillo in questione fu portato dall’Egitto per volere della regina Giovanna II, promessa sposa di Giacomo di Borbone e secondo la leggenda, la donna giovane e sensuale aveva più di un amante segreto nella corte napoletana. La regina, si innamorava molto velocemente ed altrettanto rapidamente si stufava di essi così tanto da gettare i suoi amanti nella fossa del coccodrillo, tramite una botola. Per ammazzare il coccodrillo, la leggenda dice che fu usata e un enorme coscia di cavallo come esca e una volta morto, impagliato e agganciato sulla portone d’ingresso del Castello.

Mistero o verità?
Visitate il castello e lasciatevi trasportare negli intrighi della corte napoletana!

Per maggiori informazioni su Napoli Centro, consultate la nostra guida Gratuita
Itinerario Napoli Centro

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