Tag: cucina napoletana

La pastiera napoletana

 

La pastiera napoletana

Pastiera napoletana
Foto di Alexa Petrocelli

Da dove viene la pastiera napoletana?

La leggenda narra che la sirena Partenope, uno dei simboli della città, dimorasse sulla spiaggia del golfo e che ogni primavera allietava il popolo con il suo canto. Un giorno la gente fu talmente rapita dalla sua voce soave che accorsero verso il mare portandole in dono farina, ricotta, uova , grano tenero, acqua di fior d’arancio, spezie e zucchero. La Sirena depose i doni al cospetto degli idei il quali mescolarono tutti gli ingredienti trasformandoli nella prima pastiera napoletana.

La pastiera è uno dei capi saldi della pasticceria napoletana , dolce tipico del periodo pasquale fatto di: pasta frolla e farcito da tutti gli ingredienti della leggenda, cotta lentamente in forno assume ha un colore dorato. Caratteristica della pastiera è il suo profumo dato dalla cannella, dai canditi, dalle scorze d’arancia dalla vaniglia e dall’ acqua di fior d’arancio.

La tradizione vuole che si preparino il giovedì santo o il venerdì santo, ma ormai è possibile gustare la pastiera tutto l’anno nelle migliori pasticcerie napoletane. Diversi sono gli aneddoti che coinvolgono questo tipico dolce napoletano uno di questi narra che la regina Maria Teresa D’asburgo – detta la regina che non sorride mai- dopo aver saggiato una fetta di pastiera scoppio in una fragorosa risata grazie al suo sapore.

È un bar come tanti ma la sua pastiera napoletana è decisamente un piccolo capolavoro. Il Leon D’Oro in via Foria offre ai suoi avventori pastiera a fette o intera, su ordinazione, solo nel periodo pasquale. Vale la pena approfittarne e assaggiarla.

Spesso la potrete trovare anche come dessert nei ristoranti ma se invece volete gustare questo tipico dolce napoletano davanti ad un caffè c’è la Pasticceria Moccia, in via San Pasquale una delle più importanti pasticcerie di Napoli situata a ridosso della Riviera di Chiaia.

Scopri gli altri dolci tipici napoletani nella nostra rubrica: Mangiare a Napoli!

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Tradizione e cucina napoletana in mostra a Napoli

“Magna”

Mostra agroalimentare napoletana!

 

Com’è ben noto, la cucina napoletana è una delle più conosciute e apprezzate al mondo, poiché patria non solo di pietanze tipiche come la pizza, le sfogliatelle, il ragù di carne, ma anche per la produzione interna di alimenti fondamentali in tutte le cucine del mondo: si spazia dalla gustosa mozzarella di bufala, ai saporitissimi pomodorini “del piennolo” (coltivati sulle pendici del vesuvio), fino al Limoncello, realizzato con i migliori limoni della costiera sorrentina.
Proprio per osannare quella che è una delle maggiori ricchezze della città di Napoli, il cibo, è stato fortemente voluto, direttamente dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo,
l’evento “Magna – Mostra Agroalimentare Napoletana” organizzato non a caso in concomitanza con l’ Expo di Milano 2015.

La mostra, rigorosamente interattiva, ha come tema principale l’agricoltura,la gastronomia e la cucina napoletana, ed affronterà l’argomento a pieno e nello specifico, ossia analizzando l’aspetto scientifico, storico e sociale del cibo, attraverso un viaggio che guiderà lo spettatore lungo tutte le tappe sostanziali che un prodotto compie: dalla terra dunque, fino alla cucina, per poi arrivare alla degustazione.

“Magna” è una mostra che permetterà di sfruttare a pieno i cinque sensi: sentire i profumi della cucina, guardare i colori dei cibi e assaporarne il gusto inebriante, renderà quest’esperienza piacevole ed imperdibile. Una mostra per tutti, per adulti, per bambini, per gli amanti del cibo e non solo, date le svariate attività a disposizione; l’evento, infatti, sarà articolato in modo tale da fornire un calendaro ricco di incontri di ogni genere: ci saranno conferenze, workshops, laboratori e, ovviamente, esperienze di degustazione di prodotti tipici campani.

Scopri la tradizione culinaria e la cucina napoletana.
Dal 13 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016.
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00 – Eventi dal giovedì alla domenica: ore 20.00 – 24.00.
Complesso di San Domenico Maggiore, vico San Domenico Maggiore, 18 – Napoli.
Prezzo biglietto: € 7 , ridotto € 5.

Il Ragù napoletano

Il ragù napoletano

deve pippiare

 

Ragù napoletano
Foto di Mariateresa Zanchiello

Il Ragù napoletano è un fondamento della tradizione gastronomica domenicale partenopea. Non è semplicemente “carne c’ ‘a pummarola”, come specificava l’attore e regista teatrale napoletano Eduardo de Filippo: il ragù richiede tempo…molto tempo. Deve cuocere per ore, deve sbuffare,”pippiare” come si dice in gergo; solo così raggiunge quella consistenza densa e cremosa e quel gusto unici. Infatti, la tradizione vuole che si cominci a cucinarlo il sabato sera a fuoco lento in un tegame di creta con una cucchiarella di legno, per poi averlo pronto per il pranzo della domenica.

il ragu’ oggi

Ma oggi, nelle preparazioni più leggere, bastano anche quattro-cinque ore di cottura. Gli ingredienti base del ragù sono il concentrato e la passata di pomodoro, aggiunti a un soffritto di cipolla e olio extravergine. A Napoli il ragù va preparato direttamente con la carne (tracchie di maiale, polpette, spezzatino) che insieme alla salsa costituiscono il secondo perfetto da abbinare ai maccheroni, o a qualche altro tipo di pasta purchè sia corta e rigata! Quando si mangia il ragù, dimenticate le regole del galateo, è d’obbligo la “scarpetta” finale: raccogliete il sugo rimasto nel piatto con un pezzetto di pane!
Un piatto semplice dal sapore inconfondibile

Lo potrete gustare da Tandem primo ristorante interamente dedicato al Ragù Napoletano

 

Per la versione in inglese cliccare qui.

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Il babà napoletano

Il babà

dobro!

Il babà napoletano, pur essendo di origine polacca, è entrato a pieno titolo nella tradizione della pasticceria Napoletana nell’ 800. La storia narra che la nascita del babà sia dovuta a Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735. Il re polacco, amareggiato per i suoi insuccessi da regnante, era solito addolcire il suo stato d’animo con dolciumi. Infatti, si circondò di pasticcieri che ogni giorno dovevano adoperarsi per creare qualcosa di nuovo per lui. La loro fantasia però era scarsa, e quindi servivano al Re il solito “Kugelhupt”, un dolce tipico di quel territorio, fatto con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva. Stanislao, un giorno, rabbioso per l’ennesimo kugelhupt servitogli, scagliò il piatto sulla tavola in modo violento, questo toccò una bottiglia di Rhum, la quale si capovolse completamente sul dolce. Sotto gli occhi di tutti avvenne una metamorfosi: la pasta del dolce lievitò, il colore divenne ambrato e un profumo inebriante inondò la stanza. Il Re estasiato da questa trasformazione, volle assaggiare ciò che si era materializzato sotto i suoi occhi. Quella fu la giornata in cui nacque quello che noi Napoletani chiamamo Babà.

Il babà dalla Polonia arrivò a Napoli con i “monsù”, chef che prestavano servizio presso le più illustri famiglie napoletane. Fu grazie alla maestria e all’inventiva dei pasticcieri napoletani che, attraverso una lunga lievitazione dell’impasto, il babà divenne ancora più soffice e assunse la tipica forma a fungo. Da allora il babà napoletano è diventato uno dei dolci tipici.
Il tocco che rende unico il babà consiste nel bagnarlo nel rhum. Esistono molte golose varianti: ripieno con del cioccolato o della panna, con crema pasticcera, chantilly, fragole e amarene oppure al limoncello. Può essere a forma di un grosso ciambellone, o piccolo da gustare passeggiando per le vie della città!

A napoli lo si può gustare da Mery nella Galleria Umberto I, o da Tizzano al Corso Meridionale……da leccarsi i baffi!

Per la versione in inglese cliccare qui.

O’ per e o’muss

Napoli Street Food: O’ per e o’muss da gustare con sale e limone

o'per e o'muss
Napoli street food
trippa napoletana
trippa napoletana

E torna la nostra rubrica di Napoli Street Food con un una delizia tutta partenopea: O’ per e o’ muss.

O’per e o’muss”, letteralmente “il piede e il muso”, è uno tra i cibi da strada più apprezzato dai napoletani e non a caso racchiude in esso quelle caratteristiche che tale tipo di cibo deve avere: è di facile e veloce esecuzione, è pratico da mangiare anche passeggiando ed ha un costo contenuto, poiché realizzato con tutti i materiali di scarto e le interiora del maiale o del vitello come piedini, muso, stomaco, utero e retto; esso, infatti, appartiene alla tradizionale cucina povera partenopea poiché era consumato principalmente dal popolo, abituato a non buttare via nulla e ad utilizzare ogni parte dell’animale.

Per realizzare la pietanza, le frattaglie vengono prima accuratamente depilate, poi bollite, tagliate in pezzi secondo il proprio gusto o l’esigenza e una volta raffreddate vengono condite con sale e limone, o talvolta anche con peperoncino, lupini, olive e finocchi; alcuni preferiscono mangiare o’per e o’muss condito con della salsa di pomodoro e aromatizzato da spezie, anche se tale ricetta si discosta un po’ dalla tradizione napoletana, per avvicinarsi al tipo di condimento utilizzato in tutto il resto dell’Italia.
E’ un piatto diffuso in tutta la Campania e reperibile nelle macellerie, anche se è principalmente diffuso presso le postazioni ambulanti di cibo da strada, come banchetti o carretti motorizzati; una piccola curiosità: vicino ai banchetti più tradizionali che vendono tale cibo, potrete notare un corno di bue spesso appeso ai lati come decorazione… ebbene, altro non è che un utensile utilizzato per salare o’per e o’muss, poiché bucato all’estremità, anche se purtroppo oggi giorno è sempre meno utilizzato per dare spazio ad oggetti più moderni.

Il migliore in città: in qualunque posto del quartiere  Pignasecca, potrete gustare un buon “o’per e o’muss”… come cibo da strada, ovviamente!

Scopri come visitare il quartiere di Montesanto con la nostra guida del  Centro Antico

Pasta e Patate: origini e dove mangiarla a Napoli

un piatto povero ma gustoso: pasta e patate

pasta e patate
Pasta e Patate. Foto di @fabioingrosso con licenza Creative Commons

Un piatto della tradizione povera e popolare di Napoli, un piatto tipico ricco di sapori e storia partenopea.
La pasta e patate dei borghi napoletani è una delle ricette più antiche e conosciute dell’enogastronomia campana. Le sue origini risalgono al XVII secolo nel periodo storico del Regno delle due Sicilie, quando Napoli era una città povera da far diventare la capitale di un regno intero. Si può cucinare in casa molto velocemente ma noi di Travel Naples non possiamo non informarvi su dove mangiare pasta e patate a Napoli!

Tra i vicoli del centro storico, le massaie iniziarono a preparare e sperimentare piatti semplici e genuini ma fonti di grande energia. La pasta e patate originale veniva preparata per recupare gli avanzi degli alimenti in casa dei giorni precedenti, come ad esempio la scorza di parmigiano o i pomodori.
Questa delizia veniva ssolitamente gustata calda d’inverno ed è ottima anche per essere riscaldata il giorno dopo, proprio per questo le massaie utilizzavano un po’ di provola per creare una sorta di crema con le patate. Gli ingredienti prediletti sono le patate, pomodoro, sedano, carote, provola, cipolla ed olio ma esistono numerose varianti riadattate dai cuochi moderni. Oggi i napoletani amano mangiare un ottimo piatto di pasta e patate anche in primavera o in autunno, poichè cotta al forno è ancora più buona!

Ma dove mangiare pasta e patate a Napoli? Ecco tutti gli indirizzi utili!
Un piatto semplice ma di gran gusto che potrete assaggiare a Napoli nel ristorante Mimì alla Ferrovia e nella Trattoria Da Nennella.

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I piatti della cucina napoletana: la Pasta alla Genovese

pasta alla genovese
Pasta alla Genovese. Foto di @Tailor_food

Si scrive Pasta alla Genovese ma si legge antico piatto napoletano. Napoli? Perchè una portata della tradizione gastronomica partenopea dovrebbe chiamarsi come la città ligure?
Secondo la legenda, ci sono due diverse origini della genovese: una risale al periodo degli aragonesi a Napoli, in cui il porto era la zona principale della vita e del commercio partenopeo e ricco di taverne tenute da cuochi genovesi. In quel periodo, i traffici commerciali tra Genova e Napoli erano molto frequenti e le due culture si mescolavano a vicenda. I cuochi genovesi cucinavano un piatto molto particolare: ovvero un sugo a base di cipolla e carne intera, un pezzo chiamato “o tucc”. Da qui il nome “genovese” per l’origine dei cuochi del porto di Napoli.
La seconda origine invece, attribuisce l’idea della genovese ad uno dei migliori cuochi napoletani, di origini partenopee ma soprannominato “o’ genoves’”. Già nel 1839 nel libro di Ippolito Cavalcanti sulla cucina italiana, troviamo la ricetta della genovese napoletana.

Gli ingredienti quindi sono la carne, la cipolla ed il sugo preparato con sedano, olio e carote almeno un’oretta prima di far cuocere la pasta.
La genovese insieme al ragù è uno dei piatti tipici della domenica napoletana e ogni famiglia che si rispetti aggiunge o toglie qualche ingrediente per personalizzare la ricetta.
I migliori ristoranti dove mangiare la genovese a Napoli sono l’Hostaria La Mattonella e Il Giardino di Napoli.

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Le migliori 10 pizzerie di Napoli

Le  migliori 10 pizzerie di Napoli

e-migliori-dieci-pizzerie-di-Napoli

  • Pizzeria da Michele
  • Via Cesare Sersale 1-3
    Prezzo € €
    Tel. 081.5539204
    www.damichele.net
    Chiuso domenica (maggio e dicembre sempre aperto)
    La pizzeria più celebre di Napoli è senza alcun dubbio Michele: ambiente spartano e tavoli condivisi con estranei sono le caratteristiche principali di questa tempio della pizza. Ed è proprio la condivisione del pranzo con altre persone la particolarità di questa pizzeria, perchè permette di stare a tavola con turisti, viaggiatori di passaggio o semplici amanti della pizza. Michele sforna soltanto pizze margherite o marinare.
  • Pizzeria Starita a Materdei
    Via Materdei, 27
    Prezzo € €
    Tel. 081.5441485
    www.pizzeriastarita.it
    Chiuso domenica a pranzo e lunedì
    In qualsiasi strada di Napoli voi vi troviate, ci sarà sempre un cartello con le indicazioni stradali per Starita a Materdei, una delle pizzerie più celebri al mondo. Le pizze fritte sono quelle più gustose e degne di nota come la fantastica montanara o gli angioletti. Quest’ultimi sono una vera e propria specialità della casa, ovvero ritafli di pasta fritta che Starita ha proposto anche nella versione dolce con una cascata di cioccolata.
  • Pizzeria da Sorbillo

    Prezzo € €
    Via dei Tribunali 32-35
    Tel. 081.446643
    www.sorbillo.it
    Chiuso domenica
    In una delle tante pizzerie della storica via dei Tribunali, sorge anche la casa della pizza del pizzaiolo ormai più celebre della tv: Gino Sorbillo, il quale ha aperto diverse pizzerie anche in giro per l’Italia. La sua pizza è molto grande e l’impasto risulta essere molto leggero. Una pizza particolare è quella col nome di Donna Carolina, ovvero la nonna di Gino, una margherita al filetto con provola e pesto, una specialità della casa. Questa pizzeria presenta anche una sala a parte per gli intolleranti al glutine e pizze particolari per celiaci.
  • Pizzeria 50 kalò di Ciro salvo

    Piazza Sannazzaro 201/B
    Prezzo € € €
    tel:081 19204667
    www.50kalò.it
    Sempre aperti.
    Aperta recentemente nei pressi del lungomare di Napoli, la pizzeria 50 Kalò è figlia della tradizione pizzaiola dei fratelli Salvo, molto rinomati a Portici, nel vesuviano.
    Ambiente moderno e raffinato con pizze sia tradizionali che molto sperimentali. Prodotti di altissima qualità e specificati nel menù.
  • Pizzeria la Masardona

    Via Giulio Cesare Capaccio, 27
    Prezzo € €
    Fb
    tel.081.281057
    Sempre aperto
    La pizza fritta dell’antica pizzeria della Masardona è un’istituzione a Napoli: ottima quella bianca con i cigoli ma altrettanto buona la margherita fritta o con le scarole. La frittura della Masardona è leggera e non appesantisce, da provare anche la frittatina di pasta e panzarotti, specialità della casa. Durante il periodo pasquale, la pizzeria sforna anche tortani e casatielli, piatti tipici della cucina partenopea, fatti in casa.
  • Pizzeria Oliva concettina ai tre santi

    Prezzo € €
    Via Arena alla Sanita 7 bis
    Tel. 081.290037
    www.pizzeriaoliva.it
    Nello storico quartiere Sanità, sorge una delle pizzerie più piccole ma anche più antiche. Ciro Oliva ha soltanto 21 anni ma gestisce questa pizzeria apprezzata da tutti. In giorni affollati come il sabato o la domenica, i pizzaioli verranno in vostro soccorso con piccole chicce fritte come la montanara mignon nei momenti di attesa. Il ripieno fritto con soffritto di chianina è suna specialità proposta recentemente da questa pizzeria.
  • Pizzeria da Di Matteo

    Via dei Tribunale, 94
    Prezzo € €
    Tel.081.455262
    www.pizzeriadimatteo.it
    Chiuso domenica (maggio e novembre sempre aperto)
    Situato nel cuore del centro storico, Di Matteo insegue una tradizione pizzaiola da generazioni, adesso il figlio Salvatore porta avanti un impasto molto sottile e di breve lievitazione in modo da risultare molto leggera. La frittura è consigliatissima.
  • Pizzeria Pellone
    Prezzo € €
    Via Nazionale, 92
    tel. 081.5538614
    Chiuso domenica
    Tra le pizze più famose di Napoli, ricordiamo quella di Pellone, una di quelle più grandi e gustose, denominata proprio “pellonata”. I tre fratelli che gestiscono questa pizzeria sono celebri per sfornare pizze che strabordano dal piatto ma allo stesso tempo davvero leggere. Piatto speciale è il calzone fritto con la ricotta e i cicoli.
  • Pizzeria Trianon

    Via Pietro Colletta, 44/46
    Prezzo € €
    Tel 081 553 9426
    www.pizzeriatrianon.it
    Sempre aperti
    Fondata del 1930, è uno dei tempi della pizza più antichi e rinomati nel mondo. La pizza margherita del Trianon è un trionfo di sapori: prodotti Dop ed olio extravergine naturale di provenienza campana sono le caratteristiche principali di questa pizzeria, diventata ormai un luogo di ritrovo anche per gli artisti partenopei e non, data la vicinanza con vari teatri. La specialità della casa è la Pizza GranTrianon, otto gusti diversi per palati sopraffini.
  • Pizzeria la Notizia

    Via Caravaggio, 5-55
    Prezzo € € €
    Tel 081.7142155
    Via Caravaggio 94/aChiuso a pranzo e lunedì
    Questa pizzeria sorge nel quartiere collinare del Vomero e vanta una visita anche soltanto per i prodotti Dop utilizzati. Il proprietario arriverà subito al vostro tavolo per spiegarvi il gusto e le proprietà del morbido impasto che caratterizza la sua pizza.

La sfogliatella napoletana

La sfogliatella napoletana

Riccia o Frolla

Sfogliatella Napoletana
Sfogliatella Napoletana

Un  giorno di 400 anni fa ( nel 1600), nel convento di Santa Rosa  in costiera amalfitana tra Furore e Conca dei Marini, nacque uno dei dolci tipi della tradizione napoletana: la sfogliatella napoletana. La suora che si occupava della cucina si accorse che era avanzata della semola cotta nel latte e dato che era peccato buttarla via aggiunse frutta secca, zucchero e liquore a limone  creando  così un ripieno, dopo poi  preparò un cappuccio di pasta sfoglia ricopri il ripieno e la infornò. Il dolce subito riscosse  molto successo tra le suore del convento e tra gli abitanti del posto prendendo il nome proprio dal santo  a cui era dedicato il convento “ Santarosa”.

Dopo centocinquant’anni, finalmente , la santarosa arrivò a Napoli grazie ad un oste napoletano Pasquale Pintauro il quale,  entrato in possesso della ricetta segreta divenne un pasticciere e aprì una bottega a via Toledo. Così dopo una serie di cambiamenti  fatti da Pintauro  nacque la Sfogliatella. Due sono le varietà:  la frolla e la riccia,  una dalla forma rotonda e coperta da uno strato di pasta frolla, l’altra dalla forma triangolare proprio com’era in origine e ricoperta da uno strato di pasta sfoglia.

E’ possibile gustare  la sfogliatella napoletana in tutte le pasticcerie di Napoli e della Campania, ma le eccellenze non mancano mai come: la bottega di Pintauro che dal 1800 sforna sfogliatelle in via Toledo,  Scaturchio nella nel quartiere Pignasecca , mentre per i viaggiatori che arrivano alla stazione ci sono   Attanasio a vico Ferrovia che sforna sfogliatelle calde 12 ore al giorno emanando un profumo in tutto il quartiere  e Carraturo corso Garibaldi di fronte la stazione della circumvesuviana.

Un consiglio: ammaliati dal profumo della sfogliatella appena sfornata non l’addentate con fretta perché caratteristica vuole che il ripieno di ricotta è bollente.

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