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Il Museo Diocesano di Napoli

IL MUSEO DIOCESANO DI NAPOLI

 

Museo Diocesano

Il Museo Diocesano di Napoli si trova nel cuore antico della città: a due passi dal Duomo e da San Gregorio Armeno, ha sede nella chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova  e Donnaregina Vecchia ed è stato inaugurato nel 2007.  Le due chiese  appartenenti all’arcidiocesi e al comune di Napoli risalgono una al seicento e l’altra al trecento. All’interno della nuova chiesa il museo si struttura essenzialmente su due piani: quello terra ed il primo con il coro, mentre le sale sono suddivise in base al tema narrativo delle opere in mostra. Il piano terra è composto dalle cappelle laterali con presbiterio, la sacrestia e l’antisacrestia da cui si accede poi alla navata principale dove venivano svolti i rituali liturgici. Il primo piano invece, include il coro e tante altre sale che ospitano oggetti preziosi e dipinti importanti e finisce con le opere di misericordia.

Tra le sculture di rilievo da ammirare in questo museo ci sono due in bronzo di Giovanni Domenico Vinaccia su San Massimo e Santa Candida di Napoli. Mentre la chiesa Donnaregina Vecchia presenta all’interno della cappella Loffredo, il monumento funebre a Maria d’Ungheria, dal quale è possibile accedere al coro delle monache.
Di immenso valore sono i dipinti situati in entrambe le chiese del Museo Diocesano, opere di grandissimi artisti sia napoletani che italiani i quali durante gli anni hanno lasciato la loro firma tra le mura di queste antichissime chiese cittadini.

Tra i nomi illustri esposti abbiamo quelli di Luca Giordano, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Andrea Vaccaro, Tommaso De Vivo, Lorenzo de Caro, Domenico Antonio Vaccaro, Pietro Grasso, Paolo de Matteis e Giacomo del Po. Molti artisti provengono dalla scuola caravaggesca napoletana mentre altri hanno lasciato varie opere in giro per la città, successivamente portate all’interno del Museo Diocesano. Esso è un museo di arte sacra e contiene un numero di opere di stampo cristiano davvero considerevole.
Un vero e proprio viaggio nella storia della religione cristiana.

 

ORARI DI APERTURA:

 Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato: 9.30 — 16.30

Domenica: 9.30 — 14.00 

Chiuso il Martedì

Il prezzo del biglietto è di 8 euro.

Largo Donnaregina
80138 Napoli / Napoli

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Visitare Napoli: il Museo Nitsch

VISITARE NAPOLI: IL MUSEO NITSCH, IL MUSEO DELLE ARTI SPERIMENTALI

Museo Nitsch

Il Museo Hermann Nitsch si trova in Vico Lungo Pontecorvo, nei pressi di Piazza Dante ed è uno tra i più innovativi della città: è un luogo di sperimentazioni, ricerche e soprattutto un laboratorio di idee per le arti contemporane. Esso è gestito dalla Fondazione Morra in collaborazione con l’Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive ed è un vero e proprio museo sempre in aggiornamento. Il nome è dedicato all’artista viennese Hermann Nitsch che dal 1974 ad oggi si occupa insieme al curatore del museo di organizzare sia i contenuti che le sale espositive. Il nucleo fondamentale di questo interessante museo si basa sulla Collezione: ovvero una serie di installazioni di Nitsch in collaborazione con Giuseppe Morra, le quali sono organizzate ogni due anni; il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione ovvero il supporto visivo e testuale del museo e promuove sistematici discorsi sulle arti visive a partire dalla metà del XX secolo; la Biblioteca/Mediateca è la parte in cui vengono catalogati ed analizzati libri, testi, articoli, riveste, interviste, dibattiti e quanto altro sulle arti figurative e fornisce un archivio per la produzione artistica e scientifica; il Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente invece raccoglie i materiali video dagli anni 70 ad oggi e promuove il cinema indipendente sia internazionale che italiano; poi ci sono un’ Audioteca di Musica Contemporanea ed il Centro per le Arti Performative e Multimediali.

Il museo Nitsch nasce con l’esigenza di raccogliere tutte le informazioni riguardanti le arti figurative per essere in grado di poter sperimentare nuove connessioni tra le diverse tipologie di arte. Il visitatore in questo modo potrà diventare parte integrante del laboratorio in un luogo dove i linguaggi artistici sono tanti e sono tutti valorizzati al meglio. Durante l’anno il museo diventa anche il luogo ideale per numerosi eventi e perfomances artistiche.

 

Visita la zona di Montesanto con la nostra guida della street art!

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Visitare Napoli: La Farmacia degli Incurabili

La Farmacia degli incurabili e’ Uno dei siti storici più nascosti della città di Napoli, un luogo in cui arte e scienza hanno trovato il giusto mix ed una bellissima collocazione. Se avete intenzione di visitare Napoli non potete perdere questo posto!

Il Farmacia degli Incurabili fa parte di un sito monumentale di Napoli che si trova nel centro storico. Dal 2010 una parte del complesso, inclusa la storica farmacia e la chiesa di Santa Maria del Popolo, fa parte del “museo delle arti sanitarie di Napoli“. Originariamente, il complesso comprendeva anche la chiesa di “Santa Maria Succurre Miseris dei Bianchi” e lo storico “ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili”. Col tempo ingloberà anche la chiesa di “Santa Maria delle Grazie Maggiore a Caponapoli” e l’omonimo chiostro, il complesso di “Santa Maria della Consolazione”, la chiesa di “Santa Maria di Gerusalemme” e il “chiostro delle Trentatré”. L’insieme di queste strutture è una forte testimonianza del Rinascimento napoletano.

 

farmacia degli incurabili

 

L’Ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, inizia la sua attività nel 1522 grazie alla nobildonna spagnola Maria Lorenza Longo che, dopo un pellegrinaggio al Santuario di Loreto, dal quale ritornò guarita da una grave forma di paralisi, decise di spendere tutti i suoi averi e tutta la sua vita nell’assistenza ai malati. Cominciò, cosi, a frequentare l’Ospedale di S. Giacomo, dei Fatebenefratelli (detto La Pace), dei Pellegrini ed in particolare l’Ospedale di S. Niccolò al molo per ben sette anni. Fu in quel periodo che pensò di organizzare un’opera di assistenza per i malati cosiddetti “incurabili”. Assisteva soprattutto malati affetti da apoplessie, epilessie, paralisi, asma, sputi di sangue, slogature, scottature e rogna. Tutto questo materiale clinico diede modo ai medici di gettare le fondamenta della “scuola medica napoletana”, nella quale lavoreranno illustri medici stranieri e italiani che sono stati anche santificati, per questo motivo l’ospedale è più conosciuto come “l’ospedale dei santi”. Ultimo medico ad essere santificato, in ordine di tempo fu San Giuseppe Moscati, direttore della Medicina nei primi anni del 1900.

L’edificio ha due porte di accesso, una a nord ed una a sud ed è situato su una piazza quasi rettangolare. Di grande effetto sono lo scalone sul lato orientale che conduce ai primi due piani, dove c’erano i corridoi degli uomini e delle donne. Sul lato meridionale un altro e ampio scalone segnala, invece, l’ingresso all’ex monastero delle Convertite (oggi museo delle arti sanitarie e di storia della Medicina). Dal cortile, che vanta di due fontane storiche e del “pozzo dei pazzi”, un pozzo dove venivano calate le persone in stato di agitazione per farle calmare, si accede alla barocca Farmacia Degli Incurabili, un autentico luogo dove scienza e arte si incontrano.

Probabilmente l’ interno della farmacia fu curato tra il 1747 ed il 1751 dall’ ingegner Bartolomeo Vecchione che si servì dell’esperienza delle più brave maestranze napoletane. Infatti, la falegnameria, gli stigli e il grande bancone usato come laboratorio sono di Agostino Fucito. Gli intagli dorati raffiguranti un utero di una vergine nella sala della controspezieria e un utero tagliato per un parto cesareo nella grande sala, sono opera del Di Fiore. Crescenzio Trinchese si occupò dei marmi e dell’urna, collocata in una nicchia, contenente la medicina per ogni male, la cosiddetta Teriaca o Triaca, un farmaco che ebbe una straordinaria diffusione nel Medioevo e nel Rinascimento poiché conteneva, tra i numerosi costituenti, oppio, carne e pelle di vipera. La richiesta, infatti, era così forte che fu assoggettata alle regole del Monopolio di Stato. La teriaca fu usata fino alla metà del XIX secolo.

Le maioliche furono decorate da Lorenzo Salandra e Donato Massa con scene bibliche e allegorie. Il pavimento attribuibile a Giuseppe Massa è in cotto ed impreziosito da cesti di frutta con una gran croce centrale, che mettono in evidenza i vivaci colori usati dal Massa, in abbinamento anche con le cromie dei vasi. Nella Grande Sale vi è l’opera di Matteo Bottigliero raffigurante Antonio Magiocco, il committente, giurista e governatore degli Incurabili che con un sorriso e una mano sembrino invitare il pubblico ad ammirare il gran salone. Infine a decorare il soffitto, vi è la tela del Bardellino rappresentante Macaone che cura Menelao ferito (1750),un tema descritto da Omero nell’Iliade. A terminare l’ambiente vi è il bronzo raffigurante Maria Lorenza Longo sull’elegante doppio scalone della farmacia.

L’istituzione della Farmacia cambiò la funzione d’uso dell’ospedale. Esso diventò un vero e proprio luogo di cura e non più un semplice ospizio che basava tutto sulla preghiera. Fu la forte volontà di investire in ricerca farmaceutica a realizzare l’ospedale moderno, secondo il quale le malattie vanno curate con farmaci e rimedi efficaci.

Indirizzo: Via Maria Longo, 50, 80138 Napoli.

In Treno: metro linea 1 e 2– stazione di Cavour ( museo). All’uscita attraversare di fronte, svoltare a sinistra e percorrere pochi metri prima di girare a destra, salire poi verso Via Maria Lorenza Longo.
In Autobus: Da Piazza Garibaldi prendere l’autobus n°201 e scendere alla fine di via Foria (direzione Museo Archeologico Nazionale) davanti la fermata della Metropolitana.

Orari: Dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30 ingresso libero con contributo volontario per il Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina. In questi stessi giorni e orari è possibile prenotare il percorso “Arte e Scienza” che si svolge il sabato. E’ indispensabile per accedere a tale percorso la prenotazione dalla quale sarà determinato l’orario. La prenotazione può avvenire telefonicamente al numero 081 440647 nei giorni ed orari succitati (dal lun al ven ore 9.30 – 13.30) o mediante form contatti sul sito web:

Specifichiamo che il percorso “Arte e Scienza” consente di ammirare alcuni siti del monumentale Ospedale degli Incurabili ed in particolare: il museo, la storica farmacia, e i chiostri. La visita è curata dall’associazione culturale “Il faro di Ippocrate”. E’ richiesto un contributo ai fini esclusivi di conservazione e restauro.
 Normalmente durante l’anno feriale non è possibile visitare la farmacia in settimana o in tutte le domeniche dell’anno, poiché le visite sono riservate al sabato fatta eccezione per aperture straordinarie sempre regolate da prenotazione.

Mese di AGOSTO: chiusura per ferie.

Per la sola visita del Museo gli orari di apertura sono dal Lunedì al Venerdì dalle 9.30 alle 13.30
Per visitare anche la Farmacia Storica, è obbligatoria la prenotazione telefonica oppure attraverso il form contatti.

Scopri la nostra guida di Insolita Napoli della stessa zona!

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Visitare Napoli: Le Catacombe di San Gennaro

Visitare Napoli: Le catacombe di San Gennaro, le più grandi del sud italia

Catacombe di San Gennaro

La città di Napoli è un il risultato esemplare di come il susseguirsi e il fondersi di diverse epoche e culture danno vita a un qualcosa di unico nel suo genere. Napoli infatti, è una città fatta a strati ed è attraverso questi ultimi che si può conoscere la vera storia e essenza della città. La Napoli sotterranea ha da sempre dato un valore aggiunto alla città, perché la sua costante scoperta è caratterizzata da bellezze straordinarie e luoghi suggestivi.

In altre parole, se state passeggiando per i vicoli di Napoli, calpestando i “vasoli napoletani” (termine per intendere i basoli), pensate che qualche metro sotto i vostri piedi, ci possano essere un antico anfiteatro o antiche aree monumentali, come le cosiddette catacombe! Basta scendere qualche scalino per vivere questo mondo sottotterra.

Una delle testimonianze più forti di tutto ciò, infatti, è data dalle Catacombe di San Gennaro, una delle più grandi del Sud Italia, considerando che esse occupano una superficie di circa  5000 metri quadri su due livelli. La caratteristica di queste catacombe è data dall’ampiezza degli spazi, a differenza delle catacombe romane che invece presentano cunicoli molto stretti.

Storia

Esse risalgono al II secolo d.C dove c’erano 5 grossi ipogei, cioè 5 grandi spazi, fino a quando nel V secolo il vescovo di Napoli, Giovanni I, decise di distruggerli per ospitare le ossa di San Gennaro affinché i fedeli potessero pregare e venerare il patrono della città. Da quel momento quel luogo divenne meta di pellegrinaggio e desiderato luogo di sepoltura. Questo fu il motivo per cui il vescovo decise di distruggere gli ipogei per creare un unico e più ampio cimitero. Infatti, si contano circa 3000 sepolture. Il cimitero presenta diverse tipologie di sepoltura: fosse scavate nel calpestio  per i ceti più bassi, loculi a parete per un ceto medio e piccole stanze per i ceti più facoltosi, chiamate cubicola con all’interno un’altra tipologia sepolcrale chiamata arcosolio.

L’arcosolio più importante delle catacombe di Napoli è quello della famiglia Theotecus dove vi è un affresco molto particolare rappresentante la famiglia sepolta, la piccola Nonnosa di 2 anni con i suoi genitori. Esso è una sovrapposizione di strati di pittura realizzati forse alla morte di ognuno.

Le catacombe, diventate luogo di culto per i fedeli, assunsero una funzione e una struttura molto simile a quelle delle chiese, infatti essa prese il  nome di basilica adjecta, perché presentava una navata centrale come nelle comuni basiliche, con tante capelle laterali annesse, adiacenti ( da qui il termine adjecta) alla tomba di San Gennaro. I fedeli avevano anche a disposizione un cantaros, un’ acquasantiera, posta davanti ad una croce a svastica che un tempo era il simbolo del sole nascente circondata ai due lati dalle iniziali greche di Iesus Cristos e sotto dalla parola Nika ( in italiano Vincerà). L’iconografia sta a significare che Gesù Cristo, la luce, vincerà sulla morte. Era un chiaro messaggio di speranza dato a tutte le persone sepolte che credevano nella resurrezione.

Il livello inferiore rappresenta il cuore delle catacombe, dove un tempo erano sepolte le ossa del santo patrono. Le origini di San Gennaro sono incerte, visse tra il  272  e il 305 d.C  e molto probabilmente era il vescovo di Benevento. Cercò di convertire più pagani possibili al Cristianesimo e per questo motivo fu arrestato . La storia narra che San Gennaro doveva essere sbranato vivo dai leoni nell’anfiteatro flavio a Pozzuoli, ma al suo arrivo, i leoni si inginocchiarono e quindi la condanna fu rimandata fino a quando si decise di decapitarlo nel 305 d.C. La testa e il sangue furono portate subite a Napoli, mentre le ossa dopo essere state portate in un primo momento a Benevento, furono trafugate dal Vescovo Giovanni I e portate alle catacombe intorno al 813 d.C facendole diventare meta di pellegrinaggio. In seguito, le ossa fuorno riportate a Benevento, ad opera del principe Sicone I , nel santuario di Montevergine dove rimasero dimenticate per oltre due secoli. Oggi le ossa, invece, sono custodite al Duomo di Napoli dal 1497, grazie alle trattative dell’allora vescovo della città Pietro Carafa con i monaci del santuario. San Gennaro divenne santo patrono della città nel 472 d.C. Il popolo napoletano è molto legato alla figura del santo patrono, infatti i fedeli gli affidano la sorti della città. Essi per ben 3 volte l’anno  (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 maggio e il 16 dicembre) accorrono per assistere al cosiddetto “Miracolo di san Gennaro”, ovvero la liquefazione del sangue. Se ciò avviene è un buon auspicio per la città, al contrario se il sangue non si scioglie la città di Napoli sarà vittima di disgrazie e eventi fortemente negativi.

Le catacombe di San Gennaro sono arricchite anche da numerosi affreschi. Di notevole importanza è l’affresco della “Terza visione di Erma”del III secolo. L’affresco rappresenta la terza delle cinque visioni del profeta Erma ed in particolare raffigura 3 donne ( Fede, Speranza e Carità) che lavano in un fiume delle pietre. Le pietre in questo affresco rappresentano tutti coloro che avevano ricevuto il battesimo, e quindi credenti del Cristianesimo. Infatti, è l’unico affresco cristiano certo, in quanto gli altri non sono molto facilmente databili. durante il viaggio nelle catacombe, è facile trovare delle riproduzioni degli affreschi o delle opere presenti su lastre di metallo. Esse riproducono in rilievo le opere in modo da rendere accessibile l’esperienza-catacombe a tutti, anche a non vendenti o ipovedenti. Questo abbattimento delle barriere architettoniche è realizzato in gran parte dal gruppo SAAD (servizio di ateneo per le attività egli studenti con disabilità) dell’università suor Orsola Benincasa di Napoli e la cooperativa sociale Iron Angels che collabora ormai da anni con il team delle Catacombe di Napoli.

Continuando il percorso e raggiungendo il livello inferiore si arriva alla parte più antica delle catacombe e forse anche la più suggestiva. È molto ampia e regolarmente strutturata. Nasce tra il II e III secolo attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, nel IV secolo vengono scavate le tombe e solo nell’ VIII secolo vengono costruiti il Battistero, o vasca battesimale e il consignatorium, entrambi voluti dal vescovo Paolo II,  come rifugio per i fedeli durante le lotte iconoclaste. In quello spazio, all’epoca,  nella notte del Sabato santo, i fedeli adulti ricevevano tutti e tre i Sacramenti: il battesimo, la comunione e la cresima, partendo proprio dalla vasca battesimale.

Prima di raggiungere la Basilica paleocristiana di San Gennaro Extra Moenia, addentratevi nella navata centrale, ammirando gli affreschi presenti sulla parete destra.

Gioco di Luci

Inoltre, le catacombe di San Gennaro hanno un sistema di illuminazione a led realizzato nel 2009 che crea un gioco di luci ed ombre valorizzando l’ambiente e suggestionando lo spettatore. Un motivo in più per visitarle!

Il percorso termina con la visita della Basilica di San Gennaro Extra Moenia, una delle nove basiliche paleocristiane più antiche dedicate al Patrono. La Basilica fu costruita nel V secolo a ridosso delle catacombe. Nel corso degli anni, essa ha subito le forti influenze stilistiche delle dominazioni straniere,  ma la sua struttura caratteristica dell’era paleocristiana è rimasta; infatti, essa ha tre grandi navate ed un’abside semicircolare.  La basilica però, non ha avuto vita facile; ha subito svariate modifiche anche a livello funzionale, fu infatti, deposito per gli appestati, ospizio per i poveri, deposito dell’ospedale San Gennaro dei Poveri, fino alla totale chiusura per ben 41 anni per motivi burocratici. è stata riaperta al pubblico solo nel 2008, acquisendo un forte valore simbolico perché la basilica e le Catacombe sono diventate il principale punto di collegamento con il Rione Sanità, che gli fa da stupenda cornice. Infatti, dalla Basilica si può arrivare direttamente al Rione Sanità, raggiungendo anche le altre Catacombe (Catacombe di San Gaudioso – entrata valida con lo stesso ticket che ha una durata di 12 mesi). La basilica dunque rappresenta il simbolo della riappropriazione e del  recupero del quartiere Sanità che ritrova fiducia nelle proprie risorse.

Oggi, la basilica è diventata un vero e proprio punto di aggregazione; è sede di concerti, eventi e mostre ed è l’esempio lampante di come il recupero di un territorio parte dal basso. Basti pensare che tutto il lavoro è svolto dalla cooperativa La Paranza, nata proprio nel rione Sanità.

La visita ormai è giunta al termine, ma se avesse ancora voglia di conoscere e visitare altre Catacombe o addentrarvi nel Rione Sanità, sono previsti su prenotazione anche percorsi straordinari, visite serali, percorsi Lis.

È consigliabile indossare scarpe comode e portare un maglioncino anche nei periodi caldi: la temperatura nelle Catacombe varia tra i 15 e i 22°.

Orari di apertura Dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 17:00 (ultimo ingresso ore 17:00)

domenica dalle 10:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 13:00)

INFO:   http://www.catacombedinapoli.it/it

tel/fax +39 081 744 37 14 info@catacombedinapoli.it

Indirizzo:  Catacombe di San Gennaro Via Capodimonte, 13, 80136 Napoli

 

Come arrivare    In Treno: fermata METRO 1 – FERMATA MUSEO. Proseguire in autobus.

In autobus: Fermata autobus n. 1246 – Museo Nazionale –  Linee 168, 178, C63, R4. Scendi alla fermata n. 3250 – Basilica Incoronata – Catacombe San Gennaro. Durata viaggio circa 15 minuti

In auto: Prendi la Tangenziale di Napoli, e poi prendi l’uscita n° 5 – Capodimonte.Svolta a destra in via Capodimonte.La Basilica è sulla destra, dopo 200 m. Se preferisci raggiungerci in auto, puoi lasciarla comodamente nel nostro parcheggio gratuito presso le Catacombe di San Gennaro.

Tickets : Adulti 8,00 €

Under 18/Over 65 5,00 €

Studenti universitari 5,00 €

Gruppi (min. 20 partecipanti) 5,00 €

Scuole 3,00 €

Under 6 Gratis

Diversamente abili Gratis

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Castel Sant’Elmo

L'occhio sulla città

panorama mozzafiato

Visitare Napoli e il Castel Sant’Elmo, una delle più importanti fortezze del Regno di Napoli.

E’ uno dei luoghi da non perdere se visitate Napoli,  facilmente raggiungibile con la metropolitana e con la funicolare, sorge sulla collina del Vomero  e vanta una delle viste più belle al mondo.

Questo spettacolare castello, prima di diventare un castello a tutti gli effetti, era una torre d’osservazione di origine normanna, realizzata in tufo giallo napoletano, un punto strategico per  la città di Napoli, dal quale si poteva controllare il golfo e l’intera città. Successivamente diventò un vero è proprio sistema difensivo  ideato da dal vicerè Pedro de Toledo. Il nome originario era Belforte,  ma nel X secolo d.C  prese il nome di Sant’ Erasmo dall’omonima chiesa situata nella zona adiacente alla Certosa. Per ulteriori semplificazioni del termine nel tempo fu chiamato poi Sant’Elmo. La  prima vera  edificazione risale al 1329, durante l’epoca Angioina,  quando il re Roberto D’Angiò decise di ampliare la superficie del Castello, per trasformarlo in una vera e propria residenza reale. Il lavori furono fatti dall’architetto e scultore Tino di Camaino ma durante il Rinascimento un forte terremoto provocò il crollo delle due torri  così la dinastia spagnola degli Aragonesi  ristrutturò e riconfigurò l’edificio in una vera e propria fortezza, per volere di Don Pedro de Toledo. Successivamente fu ricostruita anche la chiesa all’interno del piazzale e nel 1860 divenne un carcere militare, fino al 1952.

Castel Sant'Elmo
Castel Sant’Elmo

Al  Castello si accede da via Tito Angelini, attraverso un percorso composto da un piccolo vialetto e da un ponte levatoio che permette il superamento del fossato che circonda la fortezza.Lungo il percorso vi troverete negli ambienti che sono stati adibiti ad auditorium, continuando arriverete nelle carceri basse, ambienti stretti e angusti  dove furono rinchiusi ribelli come (Tommaso Campanella e Luigia San felice). Una volta Terminata la salita arriverete a Piazza d’Armi, dove una volta vi erano gli alloggi del castellano, degli ufficiali del presidio e la chiesa di Sant’Erasmo. E da questo piazzale, raggiungibile anche con l’ascensore,  che potrete ammirare un panorama mozzafiato della città di Napoli  avrete la possibilità di ammirare la città in ogni sua prospettiva in ogni suo scorcio dal territorio vesuviano alle isole del golfo e la tutta la collina di Posillipo.

Castel Sant'Elmo
Piazza d’Armi

Oggi Castel Sant’Elmo  è un luogo per mostre, esposizioni temporanee ed eventi culturali. Al suo interno è presente il Museo Napoli Novecento 1910-1980, in cui sono presenti numerose opere di artisti prevalentemente partenopei: 170 opere tra sculture, dipinti ed opere grafiche che vanno dal futurismo al realismo del dopoguerra. Il complesso monumentale di Castel Sant’Elmo ospita inoltre una fonoteca, una  biblioteca di storia dell’arte “Bruno Molajoli” ed un grande auditorium che accoglie ogni anno concerti, rassegne teatrali ed eventi di ogni tipo.

 

 

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Parco Archeologico del Pausylipon

Parco Archeologico del Pausylipon:Viaggio alla scoperta delle ville romane della collina di Posillipo

Oggi Travel Naples vi porta in una Napoli di epoca romana che in pochi conoscono: il parco archeologico del Pausylipon.

Il quartiere di Posillipo fu costruito dagli antichi romani per edificare le loro residenze estive: panorami mozzafiato, boschi ed un mare cristallino dove poter allietare le giornate. La collina partenopea ancora oggi è definita come uno dei luoghi più affascinanti e signorili della città, con residenze nobiliare, palazzi di epoca romana e ville a picco sul mare. Dalla discesa di Coroglio è possibile raggiungere il Parco Archeologico del Pausylipon, un sito culturale aperto soltanto dal 2009 ma che conserva una villa di età imperiale risalente al I secolo a.C. Prima di  arrivare al parco è possibile attraversare tutta la collina di Posillipo attraverso la Grotta di Seiano che congiunge Bagnoli con l’area marina protettta della Gaiola. Lungo quasi un chilometro, questo passaggio fu costruito nel I secolo d.C ordinato da Marco Vipsanio Aggrippa per raggiungere la villa imperiale di Publio Vedio Pollione. Il traforo in pietra tufacea originaria della collina di Posillipo è un imponente esempio di architettura ed ingegno romano con ampie aperture che regalano luce ed aria alla grotta. Con i bombardamenti della seconda guerra mondiale, essa fu utilizzata come rifugio dai cittadini di Bagnoli e fu rinvenuta soltanto nel 1841 durante gli scavi di Ferdinando II di Borbone.

Pausilypon

Sia la Villa del Pausylipon che la grotta sono state rese fruibili nel 2009 grazie al lavoro del CSI Gaiola Onlus, organizzando delle visite guidate all’interno dei due siti archeologici.

Entrando dalla grotta di Seiano si arriva in un ambiente in cui ci sono delle abitazioni private sulla sinistra, prima di giungere all’area in cui è presente il Teatro, in origine una struttura con una capacità di 2000 posti. Il Teatro in estate è la location ideale per la rassegna “Suggestioni all’imbrunire”, ovvero spettacoli teatrali e musicali al tramonto sul golfo e sulla Baia dei Trentaremi. Poi c’è un piccolo Odeion proprio dinnanzi al mare che offre una vista meravigliosa. In origine questo edificio era in realtà un ampio spazio in cui si decantavano poesie, retoriche o si organizzavano concerti ed è composto da sei gradini e da una cavea di forma quadrangolare, e da una grande aula, posta al centro della media cavea.

Pausylipon

La Villa di Pollione abitata in origine dal cavaliere romano, è stata per anni anche la residenza imperiale di Cesare Augusto e di numerosi consoli successivamente alla sua morte. E fu proprio l’imperatore Augusto a definire la collina Pausylipon, ovvero che “libera dalle preoccupazioni”, come un’area in cui riposarsi e dedicarsi all’otium. Dell’imponente domus possiamo notare ancora alcune sale per gli ospiti decorate sapientemente da artisti dell’epoca.

Pausylipon

Sia per la posizione che per il panorama mozzafiato che regalava, la villa è stata per anni molto ambita ed è stata una residenza privata fino a dopo la seconda guerra mondiale. Nei pressi di Marechiaro abbiamo l’altra domus costruita da Pollione ovvero il Palazzo degli Spiriti che giace proprio sul dorso della collina ed è a picco sul mare. Dopo aver visitato i resti del Teatro e della Villa del Pausylipon attraverso un sentiero, la guida ci conduce in un piccolo belvedere dove è possibile ammirare i misteriosi isolotti della Gaiola e gli scogli di Virgilio.

Pausylipon

Uno scorcio tra i più belli e nascosti di tutta Napoli, il quale grazie all’associazione del CSI Gaiola Onlus riesce a tornare all’antico splendore e con il verde della vegetazione mediterranea diventa il luogo ideale per una passeggiata domenicale con i più piccoli per riscoprire un pezzo di storia antica. Visitare il Parco Archeologico del Pausylipon significa ripercorrere epoche diverse, un viaggio unico alla riscoperta della bellezza e degli antichi romani che decisero di definire il golfo di Napoli tra i più belli del mondo.

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Itinerario Posillipo

Visitare napoli: i vicoli

In giro per la Città

vasci, altarini e botteghe

cose da vedere a Napoli:i vicoli, reticolato della città

Napoli è considerata la città dei vicoli, un labirinto di stradine che si dirama in tutta la città. Famosi per la presenza di importanti luoghi d’interesse, per le botteghe d’artigianato, per aver ospitato i set cinematografici di celebri film (Paisà di Rosselini, Napoli Milionaria di De Filippo), per aver ispirato poeti, cantanti, commediografi e letterati. Luoghi rappresentativi della città, piccole scorciatoie che mettono in collegamento i quartieri con le strade principali di Napoli. Non solo il centro è antico è caratterizzato da questa conformazione urbana, ma la maggior parte del territorio napoletano e della provincia.

Quartieri Spagnoli
Quartieri Spagnoli

 

Una degli aspetti più suggestivi, quando ci si addentra nei vicoli di Napoli, è la sensazione che la linea tra ambienti privati e la strada è molto, ma molto sottile, quasi come se fosse un unico ambiente.

Tra i vicoli ci sono i bassi, detti in dialetto napoletano “Vasci”, piccole abitazioni che danno direttamente sulla strada. Il più delle volte ci sono anziane signore sedute a guardia dei loro bassi, che lavorano la maglia, che chiacchierano con altra gente, o che stendono i panni.

Un altro suggestivo elemento che incontrerete nei vicoli di Napoli sono: le edicole votive. Chiamate comunemente altarini, proprio perché sono delle piccole costruzioni che richiamano la conformazione di un altare sacro, il più delle volte sono dedicate alla Madonna o a diversi Santi, inoltre spesso si possono trovare dei fiori e dei piccoli oggetti che i napoletani più devoti hanno portato in segno di voto.

I vicoli più suggestivi da visitare sono sicuramente quelli dei Quartieri Spagnoli e del Centro Antico dove avrete la possibilità di immergervi non solo nella cultura napoletana, ma di ammirare opere di Street Art e di scoprire trattorie e luoghi dove mangiare che non dimenticherete facilmente. Vale la pena passeggiare anche tra i vicoli che si diramano da via Foria e al quartiere la Sanità, strade dove nati due grandi artisti napoletani Totò ed Eduardo De Filippo.

 

Vicoli di Napoli
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